Le risorse pubbliche disponibili per la cultura non crescono in proporzione alla vastità del patrimonio da tutelare.
Ma a mancare in definitiva è anche, forse soprattutto, un diverso assetto di governance in cui pubblico e privato condividono obiettivi, strumenti e responsabilità nella gestione del patrimonio comune.
In tutto questo le competenze che il mondo produttivo porta con sé in questo senso sono decisive.
E ancora di più la consapevolezza della memoria intesa come risorsa per il futuro, gli archivi e i musei d’impresa visti non come reliquari del passato ma come laboratori dell’innovazione, in cui la cultura politecnica italiana — quella sintesi di saperi umanistici e competenze scientifiche, bellezza e funzionalità — risulta il vero vantaggio competitivo del Made in Italy. È del resto il pensiero sviluppato nel corso di vent’anni di riflessione, come giornalista e poi al vertice di Pirelli e presidente di Museimpresa, da Antonio Calabrò.
Che spiega come le discipline umanistiche rispondano a bisogni reali e profondi delle organizzazioni e delle persone che le abitano.









