La netta distinzione della gestione del patrimonio culturale, esercitata in forma diretta dal soggetto pubblico oppure, in alternativa, in forma indiretta dal privato, secondo una visione economicista e utilitarista, ha ormai esaurito la propria funzione ed è pronta per essere archiviata. Prima la legge Ronchey del 1993, che introdusse i servizi aggiuntivi al pubblico, poi il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, che sancì la distinzione tra le due forme di gestione e, in un certo senso, anche la loro contrapposizione, riflettono una visione del mondo oggi superata dalla cooperazione dal basso e dall’introduzione di strumenti legislativi innovativi.
Un’alternativa dal basso possibile
“Cartografie del possibile.







