Diceva Alberto Bettiol che “la gamba è buona” e che “c’è fiducia”. Lo diceva prima del Giro d’Italia e poi anche al termine delle prime tappe. Ed era un po’ che non lo diceva, perché se c’è qualcosa che va riconosciuto ad Alberto Bettiol è che non parla mai a vanvera. E quando parla dice il vero. A tal punto che a volte crede anche troppo a quello che dice, si convince che quello che non ci sia alternativa a quello che ha detto. Per questo vince poco Alberto Bettiol.L’ultima volta che aveva gioito sotto il traguardo era il 23 giugno del 2024, a Sesto Fiorentino, sede d’arrivo dei campionati italiani. Poco meno di due anni dopo, Alberto Bettiol è tornato a gioire sotto uno striscione d’arrivo. Lo ha fatto a Verbania, al termine della 13esima tappa del Giro d’Italia 2026. Lo ha fatto alla sua maniera, rimanendo solo e solo restando sino a dopo il traguardo. Perché così vince Alberto Bettiol, in piena, dannata e felicissima solitudine. C’è più gusto a farlo così.Per vincere oggi c’erano solo un modo e due variabili. Riuscire a far parte della fuga di giornata: il modo, perché tutti sapevano che nessuna squadra degli uomini di classifica si sarebbe mai messa a tirare tutto il giorno. Evitare di farsi prendere dalla frenesia di inseguire o attaccare troppo presto, non farsi staccare, o quanto meno non troppo, sulle due salitelle nel finale di tappa: le variabili. Alberto Bettiol è riuscito a trovare il modo e quindi, a non farsi fregare dalle variabili. I conti li ha fatti in modo impeccabile. Anche perché il rischio di sbagliarli c’era.Andreas Leknessund era partito come una biglia lanciata da una fionda sulla strada in salita che porta a Ugiasca. Ma era partito nel momento sbagliato, prima del tratto più duro. E Alberto Bettiol queste strade le conosce a menadito.È a suo modo un tipo lacustre, Alberto Bettiol. Lacustre perché la sua compagna è di queste zone e qui vivono i suoi familiari. Lacustre perché come un lago sa essere ombroso, unire in un tutt’uno attrazione e respingimento. Sa bastare a se stesso e dipendere da tutto.Questa volta Alberto Bettiol è bastato a se stesso.Ha detto dopo l’arrivo, Alberto Bettiol, che “una volta entrato in fuga, mi sono detto, cercherò di combattere con tutto me stesso per cercare di perdere meno possibile in salita poi la discesa riesco forse a recuperare qualcosa. Io non sono uno scalatore e invece niente è andato tutto meglio del previsto”. Perché in salita si è staccato, ha rincorso, ha recuperato, è tornato su Andreas Leknessund, lo ha staccato con uno scatto capace di far scrosciare applausi lungo la strada. Il resto sono stati tredici chilometri di perfetta solitudine, di pensieri a chi non c’è più, Marcello Massini, suo ex direttore sportivo morto pochi giorni fa, e su chi c’è ancora, si è ritrovato e vuole continuare così: lui. “In qualche modo ce l'ho fatta a ingannare un po' questi scalatori ed è bello, è bello vincere, è bello vincere con l'Astana, è bello vincere a Verbania, è bello avere qua tutte le persone più care quindi ringrazio tutti a nome mio e poi è bello, insomma è tutto molto bello me lo godo”.In gruppo nulla da segnalare. La tappa è servita a non aggiungere sforzi agli sforzi dei primi dodici giorni. Chi punta a vincere una tappa si è staccato - da Giulio Ciccone a Enric Mas -, chi punta a un buon posto in classifica è rimasto in gruppo.
Al Giro è il giorno della gioia lacustre di Alberto Bettiol
A Verbania ha vinto Alberto Bettiol dopo tredici chilometri di solitudine. Davanti al Lago Maggiore ha esultato un corridore che assomiglia a un lago, perché come un lago sa essere ombroso, unire in un tutt’uno attrazione e respingimento. Sa bastare a se stesso e dipendere da tutto. Oggi è bastato a se stesso










