Il Premio Inedito de L'Espresso come fulcro di una discussione attorno al valore della cultura al tempo dell’intelligenza artificiale; perché una narrativa piena di lacerazioni vale di più di un prodotto perfetto, ma senza vita. È stato tra i temi dell’incontro di oggi, all’università di Napoli Federico II, animato da Sabina Minardi, caporedattrice della Cultura dell’Espresso, Gianluca Ianuario, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, gli scrittori Massimiliano Virgilio e Giancarlo Piacci e il docente Francesco De Cristofaro, docente del corso di Letterature comparate dell’ateneo federiciano che ospitato l’evento, seguito da decine di studenti.L’idea era quella di presentare ai giovani il concorso storico della testata, che da quest’anno conosce un rilancio, un risveglio che passa da un book tour e una serie di iniziative dal vivo attorno alla scrittura e al giornalismo culturale; ci si può iscrivere fino al 15 giugno inviando il proprio manoscritto all’indirizzo [email protected], la selezione è a cura della redazione e dello stesso De Cristofaro con Elisabetta Abignente. Il romanzo vincitore verrà pubblicato dai tipi dell’Espresso. La nuova vita del concorso riscuote un certo successo, ogni giorno arrivano al giornale decine di proposte.Ianuario ha sottolineato l’impegno della testata per la cultura: “Parliamo dello strumento migliore per la formazione di uno spirito critico di cui il nostro tempo ha così bisogno; invito i giovani a leggere i giornali e soprattutto quelli che ancora escono su carta: è un patrimonio, oltre a essere un supporto classico, che favorisce l’approfondimento, il sedimentarsi di concetti e ragionamenti”. Minardi ha parlato del ruolo del giornalismo culturale: “Una chiave di lettura dei fenomeni della contemporaneità. Chi si occupa di giornalismo culturale ha una precisa responsabilità nel fornire bussole ai lettori”. Ha poi raccontato come si svolge il lavoro di un capocronista di cultura: “Parliamo di cinema, musica, arte, teatro cercando di mantenere viva l’attenzione per il nuovo e ricordando che quello della cultura è un ecosistema che vive di narrazioni in concorrenza”.Poi la parola è passata agli scrittori. Secondo Piacci “l’imperfezione è la vera cifra di un romanzo”, mentre Virgilio ha ricordato che “le migliori scritture vivono di ferite”. Insomma, ogni relatore ha sentito la necessità di comunicare quanto sia la scrittura giornalistica che quella letteraria siano sfidate dall’avvento dell’Ia, ma ognuno ha rivendicato la volontà di non abdicare alla bellezza e al piacere di scrivere, senza suggeritori digitali. La chiusura è stata di Minardi: “Il mondo culturale è passato dall’Espresso, sentiamo la responsabilità e l’onore di essere animati da una tradizione di tale calibro. E per questo continuiamo ad affidarci a grandi voci della cultura che parlano dalle nostre pagine”.