L’avvento della tecnologia e l’illusione che l’intelligenza artificiale possano in breve tempo sostituire l’uomo in una delle professioni più delicate, ma anche la necessità di ritrovare quei rapporti che la pandemia ha preteso di cancellare, sono stati al centro del dibattito
Roberto Stasio alla presentazione del suo libro, a Genova
Genova – Più di duecento persone, un’affluenza decisamente oltre le attese, hanno partecipato questa sera a Palazzo Ducale (Casa Luzzati), alla presentazione del primo libro di Roberto Stasio: “Per favore... non chiamatemi PR” (editore Sagep).
Ad ascoltare l’autore e i relatori (Sara Armella in rappresentanza del Ducale, Filippo Nani presidente di Ferpi, Ilaria Schelotto partner di Barabino & Partners e la pediatra Maria Haupt per la Comunità di Sant’Egidio), oltre ai colleghi di una vita (fra tutti il fondatore Luca Barabino), decine di amici, giornalisti, comunicatori, fotografi, imprenditori e manager che hanno lavorato con Stasio nel corso di una carriera lunga 35 anni.
Ed è proprio in quei tre decenni abbondanti che, come racconta con magistrale puntualità Stasio nel suo libro sfoggiando aneddoti e storie rimaste spesso ‘top secret’, il mondo della comunicazione e quello del giornalismo hanno cambiato pelle e dimensione: l’avvento della tecnologia e l’illusione che l’intelligenza artificiale possano in breve tempo sostituire l’uomo in una delle professioni più delicate, ma anche la necessità di ritrovare quei rapporti che la pandemia ha preteso di cancellare, sono stati al centro di un dibattito vivo e profondo, sebbene portato avanti dai relatori con ironia.







