Il report stima infatti che, in una società da 100 dipendenti, il peso delle pratiche amministrative inutilmente complesse si traduca in ore di lavoro improduttive, errori e rallentamenti che finiscono per erodere produttività e organizzazione. Oltre un terzo dei manager italiani, il 37%, dedica più di cinque ore a settimana a compiti burocratici extra rispetto alle proprie mansioni. E per il 68% queste attività generano errori e ritardi, sottraendo spazio a ciò che dovrebbe contare davvero: strategia, innovazione, leadership, analisi dei dati. Il problema, però, non è solo economico. Secondo la ricerca, il 46% dei manager associa le attività amministrative a stress o ansia, il 40% parla di frustrazione e il 26% di demotivazione. La metà degli intervistati dice di aver perso ore di sonno o tempo libero, il 39% di aver cancellato impegni personali e il 30% registra effetti negativi sulle relazioni familiari. Ci sono poi conseguenze sul clima interno: il 64% dei manager ha pensato di lasciare l’azienda a causa del caos amministrativo, e tra questi il 18% lo ha già fatto. Factorial lega questa “sindrome” anche al paradosso della trasformazione digitale: la burocrazia si è spostata online. Oggi il 67% dei manager usa già strumenti di intelligenza artificiale per gestire attività amministrative, ma spesso in modo frammentato e non integrato nei processi aziendali. Per l’86% dei professionisti, invece, un sistema di IA davvero integrato migliorerebbe concretamente la gestione delle pratiche burocratiche. In altre parole, più che digitalizzare, servirebbe semplificare davvero, altrimenti le scartoffie restano.