Firenze, 22 maggio 2026 – Arte, mito e letteratura. Eterogenea, sperimentale e stratificata, la scultura di Jean-Marie Appriou non è staticità, ma movimento; non fissa, ma suggerisce, in un flusso continuo che attraversa storia, natura e cultura: la sua pratica fortemente tattile e immersiva, modellata su alluminio, bronzo, vetro, argilla e cera, racconta l'universo umano, vegetale e animale nell'ambito di un'ampia costellazione di fonti letterarie e mitologiche, che emergono come riferimenti fluidi e dinamici, in una dialettica costante - sensoriale e contemplativa - tra corpo e spirito, passato e futuro, visibile e invisibile.

Considerata una delle voci più originali nella ridefinizione della scultura contemporanea, l'artista francese è protagonista del percorso espositivo curato da Arturo Galansino, in programma a Palazzo Strozzi fino al 22 agosto: si intitola "Canto infinito" ed è una mostra dantesca, un viaggio di conoscenza e attraversamento ai confini - e oltre - di una dimensione ibrida e circolare, popolata da cavalli, serpenti, imbarcazioni, fuochi e figure umane in stato di metamorfosi permanente.

In dialogo ideale con le celebri porte di Lorenzo Ghiberti e Auguste Rodin, "The Mills of Perception" si ispira al torii - il tradizionale portale nipponico in cui nove cilindri rotanti alludono alle ruote di preghiera tibetane - e racconta un aldilà diviso tra lo spazio fragile e instabile del Paradiso, l'immagine dell'Inferno, mutuata dalla cosmologia medievale e gotica, e un'imbarcazione in alto che richiama quelle funerarie descritte nel Libro delle Porte egizio, guidata da quattro figure centrali nella poetica dell'artista: Dante, John Milton, Mary Shelley e William Blake.