Chi va in pensione oggi prende l’81,5 sull’ultimo stipendio, chi uscirà nel 2060 il 64,8 per cento.
C’è un altro spread di cui si parla molto meno rispetto a quello sui titoli di Stato. È il differenziale nel rapporto tra importo della prima pensione rispetto all’ultima retribuzione.
Chi uscirà dal lavoro nel 2060 a 67 anni di età dopo aver iniziato a lavorare nel 2022 subirà un taglio di quasi 17 punti percentuali rispetto a chi è uscito dal lavoro con la stessa età anagrafica nel 2020 dopo aver iniziato nel 1982.
I numeri elaborati dal Censis e Confcooperative sono emersi durante il panel «Lavoro e pensioni sulle montagne russe tra opportunità e trappole del futuro» (moderato da Nicola Saldutti del «Corriere della Sera») al Festival dell’Economia di Trento.
Cifre su cui il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini ha lanciato l’allarme: «Una vera ipoteca sul futuro che si somma ai salari tra i più bassi d’Europa. È il frutto di dinamiche incrociate che si sono intrecciate e sviluppate negli ultimi 30 anni».








