“Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e macchine veloci, tutti gli altri li ho sperperati”. È la frase più famosa di George Best, leggendario campione del calcio mondiale nato il 22 maggio 1946 a Belfast e morto ancora 59enne il 25 novembre 2005. A 80 anni dalla sua nascita, pubblichiamo l’introduzione del nuovo libro di Stefano Boldrini, “George Best” (casa editrice Diarkos, collana Grande Sport, 288 pagine), in libreria dal 27 maggio. Il personaggio e la persona, il calciatore e la star: perché nessuno, prima e dopo di lui, è stato come George Best.
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George Best è stato il primo calciatore pop della storia. Dopo una leggendaria partita del suo Manchester United giocata a Lisbona, in casa del Benfica di Eusebio, il 9 febbraio 1966, il giornale portoghese A Bola lo soprannominò O quinto Beatle. Il quinto dei Beatles. L’appellativo lo avrebbe accompagnato per il resto della vita, una vita troppo breve, terminata nel Cromwell Hospital di Londra, il 25 novembre 2005, all’età di 59 anni, consumato dall’alcolismo. Best era stato sottoposto al trapianto di fegato nel 2002, un’operazione che aveva suscitato polemiche, tornate d’attualità nei giorni della scomparsa. Best, anche da morto, ha fatto discutere, riempito le pagine dei giornali, animato dibattiti televisivi. Lo stile di vita fuori le righe, la battaglia perduta con l’etilismo, il senso di un immenso talento sperperato insieme a “donne, alcol e macchine” sono stati i principali argomenti di discussione. Su un punto, però, tutti d’accordo: Best è stato il giocatore di maggior estro prodotto dal calcio britannico. Nella sua carriera brevissima ad alti livelli – la stagione 1971-72 l’ultima da protagonista, aveva appena 26 anni -, Best aveva conquistato il Pallone d’Oro nel 1968, era stato campione d’Europa con il Manchester United (1968), aveva vinto due campionati e due Charity Shield. In quel magico 1968, e l’anno non può essere casuale, Best fu anche il capocannoniere della First Division, la madre della Premier League, insieme con l’attaccante Rond Davies del Southampton. Tra il 1964 e il 1972 questo nordirlandese nato a Belfast da una famiglia protestante, fu l’indiscusso re del calcio britannico: più dello scozzese Denis Law, più dell’inglese Bobby Charlton, quest’ultimo simbolo della nazionale campione del mondo nel 1966.








