Gianfranco Zigoni, negli anni ‘60 e ‘70, ha fatto impazzire le difese avversarie (e i suoi allenatori). Per tutti era «Zigo», il George Best italiano. «Ormai sono una specie di monumento, vengono qui in gita, ammirano il murale che due artisti che mi hanno dedicato, parlano, mi chiedono dei vecchi tempi, che io definisco “bei tempi”, ci facciamo un bicchierino e poi arrivederci — ha raccontato Zigoni alla Gazzetta dello Sport —. Essere ancora ricordato a 80 anni mi fa piacere, non posso nasconderlo. Questione di vanità? Forse, ci devo riflettere».
Zigoni: «Alcol, donne e spari per la noia. Il calcio di oggi è dei robot, la tecnologia ci ha fregati»
Gianfranco Zigoni, il «George Best italiano», a 80 anni è ancora un monumento del calcio irregolare. Celebre per le sue stravaganze e dribbling, critica il calcio moderno: «Adesso i giocatori sono tutti robot, senza fantasia. Io mi divertivo e divertivo la gente. Ero un'anomalia, una virgola fuori posto»







