È stata la scuola il primo luogo sicuro per una bambina di dieci anni del Brindisino, che nei giorni scorsi è stata prelevata dall’istituto frequentato e trasferita in una struttura protetta su disposizione urgente della Procura. La piccola avrebbe confidato alle maestre episodi di violenze e molestie sessuali che, secondo quanto trapela, sarebbero avvenuti con la connivenza dei familiari. Le indagini sono affidate alla Squadra mobile di Brindisi. In situazioni di emergenza come questa, il compito dei servizi sociali è garantire nell’immediato la protezione del minore, assicurando un luogo sicuro mentre la magistratura accerta le responsabilità. La vicenda riporta al centro il ruolo della scuola come presidio di ascolto.

«Gli studenti trascorrono in classe otto ore al giorno: un docente competente può intercettare segnali di disagio che altrove restano invisibili», osserva Ludovico Abbaticchio, Garante dei diritti dei minori della Regione Puglia. Da mesi il Garante sta portando negli istituti percorsi dedicati alle zone d’ombra, alla capacità di riconoscere precocemente il malessere minorile e a un modello di segnalazione che non lasci soli gli insegnanti. «In questo caso - spiega - la scuola ha saputo riconoscere il grave momento di difficoltà della bambina e attivare la rete competente. È un segnale importante, che richiama la necessità di un lavoro integrato tra istituzioni, servizi sociali, terzo settore, volontariato e distretti sanitari». Abbaticchio invita anche a non ridurre la questione alla fragilità culturale del nucleo familiare coinvolto: «Situazioni difficili emergono in contesti molto diversi.