Roma, 22 mag. (askanews) – Costruire un modello operativo condiviso di presa in carico per i pazienti con patologie gastrointestinali eosinofile, che colleghi il territorio alla specialistica, accorci i tempi diagnostici e garantisca continuità terapeutica lungo tutto il percorso di cura, dall’infanzia all’età adulta e che favorisca un approccio equo in tutte le realtà regionali. È questo uno dei principali obiettivi emerso nel corso del tavolo tecnico tenutosi ieri a Palazzo Madama, organizzato da ESEO Italia e dal senatore Orfeo Mazzella (Intergruppo parlamentare Malattie rare), nell’ambito della campagna di sensibilizzazione nel mese delle Patologie Eosinofile.

L’incontro è servito a confrontare i risultati emersi nei primi due board regionali fra pazienti, istituzioni e specialisti. L’Esofagite Eosinofila (EoE) non è più una malattia rara: con una prevalenza stimata di circa 43 casi ogni 100.000 abitanti in Italia e una crescita mondiale dell’800% negli ultimi decenni, rappresenta oggi una sfida concreta per l’intero sistema sanitario. Eppure, il ritardo diagnostico medio rimane di 6 anni – e può arrivare fino a 10 – con pazienti che troppo spesso arrivano alla diagnosi solo in Pronto Soccorso, quando il danno esofageo è già avanzato.