I paleontologi hanno determinato che il tirannosauro (Tyrannosaurus rex) ha sviluppato braccia minuscole in relazione alla crescita delle sue prede. Di fatto, secondo gli studiosi, erano inutili per fermare giganteschi sauropodi di decine di metri. L’adattamento evolutivo del T. rex è stato osservato anche in altri grandi dinosauri teropodi.

Il dinosauro più iconico e amato è probabilmente il tirannosauro (Tyrannosaurus rex), un gigantesco teropode vissuto nel Cretaceo che poteva raggiungere i 13 metri di lunghezza per circa 9 tonnellate di peso. Un vero e proprio colosso la cui fama si è ulteriormente accresciuta grazie ai libri e alla saga cinematografica di Jurassic Park / World. Nonostante l’aspetto minaccioso, il tirannosauro aveva un dettaglio anatomico piuttosto grottesco: le braccia minuscole. Questo adattamento si riscontra in altri gruppi di grandi teropodi, un gruppo di dinosauri bipedi e prevalentemente carnivori: ne faceva parte anche il più piccolo velociraptor (sbagliato) dei film.

Da tempo i paleontologi studiano questa caratteristica bizzarra e sono giunti a diverse conclusioni, alcune delle quali davvero peculiari. Uno studio dell’Università della California di Berkeley, ad esempio, ha ipotizzato che i T. rex consumassero le prede in gruppo e avessero evoluto braccia piccole per evitare che i compagni potessero azzannarle e staccarle durante la frenesia alimentare. In un’altra ricerca presentata presso la Geological Society of America, invece, i ricercatori hanno ipotizzato che le braccia corte servissero a squartare le prede dopo averle bloccate con le fauci, con forti colpi di taglio a ripetizione. Studi più convenzionali hanno invece rilevato una potenziale utilità durante l’accoppiamento o per rialzarsi dal terreno. Ciò che è certo è che le braccia nelle famiglie dei tirannosauridi, degli abelisauridi e in altri gruppi di teropodi sono andate incontro a una vera e propria involuzione e miniaturizzazione, fino a diventare vestigiali in alcuni casi. Nell’abelisauride Koleken inakayali, scoperto in Patagonia (Argentina), erano molto più piccole di quelle del T. rex. Arto anteriore di T. rex. Credit: Wikipedia Ora un nuovo studio ha provato a far luce su questo affascinante adattamento, giungendo alla conclusione che in questi dinosauri predatori le braccia minuscole si sono evolute di concerto con una maggiore robustezza del cranio e della mascella, oltre che con le dimensioni delle prede. In sostanza, i ricercatori ritengono che il morso potentissimo – quello del T. rex è il più forte in assoluto – abbia rimpiazzato l’uso delle braccia per manipolare e bloccare le prede. Provare a fermare un sauropode in fuga di 30 metri con le braccia, anche se forti e robuste, sarebbe stato praticamente impossibile: così l’arsenale di attacco si è evolutivamente spostato a livello della testa.