PescaraInchiesta sui concorsi pilotati, D’Alfonso: «La vera parte lesa sono i concorrenti, la politica riferisca senza balbettare»Pescara, indagini per falso. Il deputato Pd ed ex sindaco: «È come se ci fosse una regia che stabilisce il destino di ogni candidatura, è inquietante»RedazionePESCARA. Le perquisizioni negli uffici comunali, le acquisizioni di atti, i fascicoli finiti sul tavolo della Procura e quell’ombra pesante che ora attraversa Palazzo di città. «Il quadro che emerge dall’inchiesta sulle assunzioni e sui concorsi al Comune di Pescara è profondamente inquietante», dice il deputato del Pd Luciano D’Alfonso ed ex sindaco che affonda il colpo contro l’amministrazione comunale parlando di «una gestione concentrata sul potere delle combinazioni piuttosto che sull’imparzialità della macchina pubblica».Mentre gli inquirenti scavano tra procedure, punteggi e valutazioni degli ultimi concorsi pubblici banditi dal Comune, D’Alfonso parla dal piano politico: «Quando si incrina la fiducia nei concorsi pubblici, si incrina il principio stesso di uguaglianza».E D’Alfonso si mette dalla parte delle centinaia di giovani che hanno partecipato ai concorsi. «Migliaia di ragazze e ragazzi affrontano selezioni pubbliche con sacrificio, studio e aspettative legittime; nessuno deve avere anche solo il dubbio che esistano corsie preferenziali, relazioni amicali privilegiate o meccanismi opachi fra il loro diritto al lavoro e la realtà». Per D’Alfonso i concorrenti sarebbero «la vera parte lesa» di questa vicenda. «Rischiano di diventare materiale da consumo di un gioco di potere», accusa, «anche chi vince legittimamente, infatti, finisce inevitabilmente travolto dal sospetto generale».Secondo l’accusa, ci sarebbero stati punteggi anomali nelle prove scritte di alcuni candidati: procedure ora finite nel radar della polizia giudiziaria. «Non spetta a noi ingrandire accuse o emettere sentenze, ed è giusto attendere che gli accertamenti chiariscano ogni responsabilità. Ma la politica non può balbettare o usare gli avverbi dietro il silenzio», insiste D’Alfonso.Ma per il deputato Pd sembra esserci una regia dietro le assunzioni in Comune: «Circola la battuta che una scrivania di una certa direzione stabilisca il destino di ogni candidatura, non solo concorsuale: un meccanismo per cui con i concorsi si sistemano i concorrenti e, al contempo, ci si sistema direttorialmente», dice, «in questo senso, la “cavallinità” dei concorsi non coincide, né si esaurisce, con i concorrenti, che ne sono invece la vera e principale parte lesa».D’Alfonso chiede all’amministrazione di «riferire immediatamente alla città, senza minimizzare e senza rifugiarsi nelle formule di rito. La pubblica amministrazione deve essere il luogo del merito, della regolarità, della legalità e dell’imparzialità evidente e resistente. Se passa invece l’idea che i rapporti personali contino più delle competenze, allora si produce un danno devastante alla credibilità delle istituzioni e al futuro di un’intera generazione». Leggi anche Leggi anche
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