Le imprese si trovano oggi a dover operare in un contesto di mercato caratterizzato da shock geopolitici ricorrenti e tensioni commerciali che hanno trasformato l’incertezza in una costante della loro pianificazione.A fronte di questi shock, nel 2025 l’export italiano ha mostrato segnali di una forte resilienza. Il rapporto Istat 2026 sulla competitività dei settori produttivi ha infatti evidenziato che nonostante l’incremento delle barriere doganali e le tensioni geopolitiche, le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3% (sostenute da un +3,1% delle importazioni). Dati che hanno ribadito la natura “export-led” dell’economia italiana.Nei prossimi mesi, la sfida per le aziende esportatrici sarà duplice: da un lato si tratterà di gestire gli impatti del cambiamento delle condizioni di commercio verso i partner storici (come gli Stati Uniti), impatti che non si sono ancora pienamente concretizzati nel corso del 2025. Dall’altro, emerge sempre di più la necessità di diversificare gli interlocutori, posizionandosi in nuovi mercati strategici.Di fronte all’instabilità delle catene del valore e alla nuova ondata di protezionismo, la finanza agevolata evolve da opportunità ad asset strategico imprescindibile per garantire la resilienza e la continuità operativa delle imprese.Il ricorso a questi strumenti permette di trasformare le barriere d’ingresso in opportunità di posizionamento, a patto di integrare le agevolazioni in una pianificazione finanziaria rigorosa e supportata da competenze tecniche specifiche.L’export italiano tra ambizione e fragilità strutturaliNel suo rapporto 2024-2025 l’agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), aveva ribadito l’obiettivo del Governo di portare il Sistema Italia a raggiungere i 700 miliardi di export entro il 2027.Un obiettivo che si scontra oggi con il mutamento dei rapporti con i partner storici – primi fra tutti gli Stati Uniti – e con il rallentamento degli scambi commerciali con i principali partner UE (come Germania e Francia). Dinamiche che sottolineano l’urgenza di posizionarsi su nuovi mercati strategici e la necessità di superare barriere strutturali all’espansione oltre confine del Made in Italy.La struttura del comparto esportatore italiano presenta infatti una forte polarizzazione. Secondo i dati del Rapporto ICE 2025, sebbene le piccole e medie imprese costituiscano numericamente la quasi totalità degli operatori (97,7%), la generazione del valore è fortemente concentrata: appena il 2,3% delle aziende, riconducibile alle grandi realtà industriali, produce oltre il 50% dell’export nazionale.Una disparità che riflette una profonda differenza nella capacità di gestire la complessità dei mercati internazionali. Le analisi contenute nel Rapporto sulla competitività Istat (edizione 2025) confermano tale divario operativo: mentre una grande impresa coordina mediamente un portafoglio di 77 prodotti in 37 paesi, le microimprese si fermano a una media di 7 prodotti destinati a 7 mercati.Il rapporto del 2026 evidenzia come questa disparità si sia tradotta in una maggiore vulnerabilità per le PMI, maggiormente impattate dai dazi statunitensi rispetto alle grandi organizzazioni.La ridefinizione delle rotte commerciali: nearshoring, reshoring e le opportunità dei mercati GATE Davanti a una crescente instabilità delle catene di approvvigionamento le imprese hanno già attuato strategie mirate a ridurre la vulnerabilità verso forniture estere critiche che fanno leva sul reshoring e il nearshoring della produzione.Per sostenere il rientro delle produzioni extra-UE, il quadro normativo offre oggi misure di detassazione del 50% per sei anni, potenziate dall’istituzione della ZES Unica che favorisce gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno attraverso semplificazioni burocratiche e crediti d’imposta.Per i programmi di investimento superiori ai 20 milioni di euro, lo strumento principale è rappresentato dai Contratti di Sviluppo gestiti da Invitalia, che premiano esplicitamente i progetti volti al rientro di linee produttive strategiche, garantendo il supporto necessario a trasformare il reshoring in un’operazione di ammodernamento tecnologico.Parallelamente al consolidamento delle filiere di prossimità, la crescita dell’export dipende dalla diversificazione verso i mercati GATE (Growing, Ambitious, Transforming, Entrepreneurial), che consentirebbero alle imprese italiane di ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali, intercettando la domanda di economie in rapida e profonda trasformazione.Il Report Sace “Let’s Grow!” identifica in geografie come Emirati Arabi Uniti, India e Vietnam opportunità per circa 85 miliardi di euro. Gli Emirati si confermano hub logistico fondamentale, mentre l’India emerge come polo manifatturiero globale sostenuto da massicci piani di sviluppo infrastrutturale.La finanza agevolata come driver di competitività industrialeIn questo sforzo di diversificazione dei partner commerciali e riavvicinamento delle operazioni, gli strumenti di finanza agevolata agiscono come un moltiplicatore di risorse, permettendo alle imprese di assorbire l’onere finanziario di investimenti che altrimenti verrebbero posticipati per eccesso di prudenza.Secondo i dati riportati nel report Sace sopra citato, l’utilizzo strategico di questi strumenti genera un impatto diretto sulle performance aziendali, con un effetto moltiplicatore stimato di 2,1 sul fatturato delle imprese. Un de-risking che non è solo finanziario, ma industriale: consente di pianificare l’ingresso in mercati complessi con una copertura patrimoniale che tutela la stabilità della casa madre.Un pilastro di questa operatività è l’accordo strategico siglato a febbraio 2026 tra Sace e Simest sul Credito Fornitore, che consente alle imprese italiane di offrire dilazioni di pagamento competitive ai buyer esteri, combinando la protezione assicurativa di Sace contro il rischio di mancato pagamento con un contributo a fondo perduto erogato da Simest.Il contributo può coprire fino al 5% del costo dello smobilizzo dei crediti, garantendo all’esportatore l’incasso immediato tramite sconto bancario pro soluto. In questo modo, l’azienda italiana può competere sulla leva finanziaria alla pari dei grandi player internazionali, trasformando le condizioni di pagamento in un argomento di vendita.Il legame tra disponibilità finanziaria e penetrazione estera è strettamente connesso anche all’adozione di nuove tecnologie. Il rapporto “Obiettivo SPARKLING: PMI e filiere italiane a prova di futuro” realizzato da Sace in collaborazione con The European House Ambrosetti conferma infatti che le imprese che investono in asset digitali e formazione specifica hanno il 15% di probabilità in più di aprirsi con successo ai mercati esteri.La finanza agevolata diventa quindi l’acceleratore di questo processo: coprendo i costi per la digitalizzazione e la sostenibilità, permette alle aziende di elevare i propri standard e rispondere con agilità alle normative sempre più stringenti dei mercati globali.Gli strumenti a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese: il Fondo 394 e la Misura USAIl fulcro degli incentivi per l’export è oggi rappresentato dal Fondo 394 gestito da Simest, che per il triennio in corso mette a disposizione risorse per 8,5 miliardi di euro.Il sistema si articola su diverse linee di finanziamento agevolato che coprono l’intero ciclo di vita dell’espansione estera: dalla transizione ecologica e digitale fino alla partecipazione a fiere internazionali e allo sviluppo dell’e-commerce.Secondo i dati operativi Simest relativi al 2025, il 90% delle imprese beneficiarie appartiene al segmento PMI, a conferma di come questi strumenti siano calibrati per colmare il divario di risorse tra le piccole realtà e i grandi gruppi industriali.Il supporto alla resilienza delle imprese esportatrici: la “Misura USA”Un’attenzione particolare merita la “Misura USA”, attiva dal 14 gennaio 2026, introdotta per supportare le imprese italiane in un mercato prioritario ma complesso a causa delle recenti politiche commerciali e dei rischi legati ai dazi.La misura prevede finanziamenti con una durata estesa fino a 8 anni e una quota di fondo perduto che raggiunge il 10%. La flessibilità dello strumento permette di destinare fino all’80% (unicamente per la linea di intervento “Transizione Digitale o Ecologica”) dell’importo deliberato al rafforzamento patrimoniale delle controllate negli Stati Uniti, fornendo alle aziende la solidità necessaria per stabilizzare la propria presenza diretta nel Paese.L’efficacia di questi interventi è ulteriormente potenziata dalla possibilità di cumulo con altre agevolazioni fiscali nazionali.Ad esempio, in sede di pianificazione è possibile combinare i bandi Simest con strumenti quali l’Iperammortamento 2026-2028 o la ZES Unica per le imprese del Mezzogiorno, a condizione che non vengano finanziate le medesime voci di spesa e nel rispetto del plafond de minimis.Ayming, una strategia integrata per l’innovazione e l’espansione delle imprese oltreconfineL’accesso a questi strumenti a supporto dell’internazionalizzazione richiede quindi una pianificazione attenta ai fini di garantire il raggiungimento degli obiettivi aziendali, garantire la conformità e il rispetto dei requisiti previsti e valutare la cumulabilità con altre agevolazioni.Il valore della consulenza specialistica risiede proprio nella capacità di governare questa complessità. L’accesso alla finanza agevolata nel 2026 richiede competenze tecniche avanzate per navigare requisiti formali sempre più stringenti e massimizzare i benefici derivanti dalle diverse linee di intervento.Ayming si inserisce in questo percorso come partner strategico: grazie a una presenza diretta in oltre 14 Paesi e a un team di oltre 50 consulenti internazionali, il Gruppo garantisce un presidio costante sia sulla corretta istruttoria delle domande, sia sulla compliance fiscale e doganale necessaria a proteggere i margini operativi nei mercati di destinazione.Alla specializzazione in fiscalità internazionale e in strumenti di finanza agevolata a sostegno dell’internazionalizzazione, la società affianca una competenza trasversale sulle opportunità nazionali dedicate all’innovazione, la digitalizzazione e la sostenibilità delle imprese.Un approccio integrato che permette alle imprese di superare le barriere economiche, burocratiche e linguistiche che spesso ostacolo il percorso di internazionalizzazione, trasformando gli adempimenti in leve di efficienza.Con oltre 160 progetti gestiti e 12 milioni di euro di risparmi generati per i propri clienti, Ayming trasforma l’espansione sui mercati esteri in un processo governato in ogni fase, capace di generare valore nel tempo e consolidare il posizionamento competitivo dell’impresa su scala globale.
Finanza agevolata per l’export: strumenti e incentivi per le imprese italiane
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