Stanno per tornare gli incentivi all’auto. Lo ha detto il ministro Urso a Trento, con la calma di chi sa che l’annuncio, da solo, vale già qualcosa. Il decreto da 1,6 miliardi, concordato a gennaio al tavolo automotive, presentato a febbraio e ora in attesa dell’ultimo passaggio al Ministero dell’Economia, dovrebbe diventare realtà nelle prossime ore. Si parla di nuove tecnologie, di ricerca, di misure che questa volta, si giura, non saranno un semplice tampone.

La speranza, ripetuta come un mantra, è che non sia l’ennesima iniezione temporanea, l’ennesima droga capace di far salire le vendite per un trimestre e poi lasciarle ricadere. Che sia, finalmente, qualcosa di più solido. Il reale problema per il mercato dell’auto Proprio mentre si prepara questa nuova dose, però, torna a galla un dettaglio che la retorica degli annunci tende a rimuovere. I concessionari, quelli che negli ultimi incentivi hanno anticipato i contributi MASE, si trovano ancora esposti finanziariamente in modo significativo. I rimborsi non sono arrivati, o sono arrivati con la lentezza di sempre. UNRAE, l’associazione dei costruttori, in queste settimane, sta intensificando le interlocuzioni con le strutture ministeriali per cercare soluzioni operative, certezze, accelerazioni.