Antonio Polito, nel suo fondo sul Corriere, descrive magistralmente lo stato d’animo, o meglio di confusione, in cui versa la maggioranza. Ogni italiano di buon senso vorrebbe che oggi, al consiglio dei ministri, la premier Giorgia Meloni richiamasse tutti a una maggiore coesione. Sfoderando, magari, quel piglio inconfondibile ed efficace che riserva nelle polemiche con gli avversari o in sgraziate lettere di rettifica ai giornali. Con i magri numeri dell’economia illustrati dall’Istat e le plumbee previsioni dell’Unione europea, non c’è altra scelta se non quella di lavorare a testa bassa, lasciando da parte polemiche inutili, rivalità infantili, vanità peregrine.
Una questione di serietà istituzionale. E un’opposizione responsabile dovrebbe dare una mano, non puntare a un quadro in ulteriore peggioramento perché se poi dovesse vincere nel 2027 il suo compito sarà ancora più arduo se non impossibile. Se il Paese non cresce, se è ultimo in Europa e primo nel rapporto tra debito e Prodotto interno lordo (Pil) non ci possiamo permettere un lungo anno di campagna elettorale. Un lusso troppo costoso per un Paese, o una nazione, che vive al di sopra dei propri mezzi. Ed è questa l’amara verità che pochi, pochissimi hanno il coraggio di dire.









