Il sole batte forte, la piazza è vuota, qualche avventore sta al bar. La giornata scorre tranquillamente a Niscemi quando inizia il viavai di macchine. Una giornata tradizionale, pochissimo preavviso per la visita lampo - la terza in 120 giorni - per la premier Giorgia Meloni. E che la visita non era in agenda la conferma arriva anche dalle attività che si stanno conducendo in procura a Gela con gli agenti del commissariato di Niscemi impegnati nell'indagine sulla frana. La Meloni è giunta accompagnata dal capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Niente tappe nei luoghi del mega dissesto, un lungo sorvolo e poi dritto in Comune per una riunione con i consiglieri comunali e assessori. La parola d'ordine è "velocità" da parte del governo nel mettere a terra le risorse stanziate con il decreto-legge di febbraio, votato a seguito della frana che ha sconvolto il comune.
Il Consiglio dei ministri, spiega Meloni, è pronto a licenziare due programmi da 75 milioni ciascuno. Il primo è destinato alla messa in sicurezza del territorio, il secondo agli indennizzi ai proprietari di case dell'area colpita dal crollo del costone. La premier sottolinea come la situazione sia “radicalmente diversa rispetto al 1997”, quando gli interventi non furono programmati e ancora oggi, in pratica, si stanno pagando risarcimenti tardivi. Le cose possono cambiare e non siamo destinati a rivivere gli errori del passato. Non si può più dare per scontato che le popolazioni restino abbandonate per decenni.













