Affamare il tumore, togliergli la benzina che lo fa correre e invadere il corpo. È l’immagine più usata quando si parla degli effetti della restrizione calorica in oncologia. Finora, la maggior parte degli studi che hanno cercato di capire se questa strategia funzioni davvero si è concentrata sulle pazienti con carcinoma della mammella, ma ora arrivano i primi risultati anche per le donne con tumore dell’ovaio. E lo fanno entrando dalla porta principale della ricerca clinica in oncologia, quella del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), l’appuntamento annuale con le novità sulla ricerca e sulla cura dei tumori. L’evento si terrà a cavallo fra la fine di maggio e l’inizio di giugno a Chicago, ma da oggi la maggioranza degli studi presentati sono pubblici. Tra questi quello coordinato da Claudia Marchetti, oncologa del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, che riguarda appunto l’efficacia di un regime di digiuno controllato prima e dopo la chemioterapia nell’influenzare alcuni parametri biologici e migliorare la risposta ai trattamenti nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado, la forma più comune e aggressiva di tumore ovarico.

C’è bisogno di cure più efficaci