Lo si può odiare ma non lo si può ignorare. Lo si può disprezzare ma non lo si può cancellare. Lo si può detestare ma non si può non continuare a studiarlo. Mercoledì pomeriggio, Elon Musk ha depositato l’atteso prospetto per la quotazione al Nasdaq della sua SpaceX. La società non ha ancora indicato dimensione e prezzo della quotazione ma secondo quanto riportato da diversi osservatori Musk si prepara a raccogliere qualcosa come 75 miliardi di dollari vendendo una quota della società agli investitori.La raccolta, scrive il Financial Times, avverrebbe sulla base di una valutazione complessiva di circa 1.750 miliardi di dollari: significa che il mercato attribuirebbe a tutta SpaceX, non solo alla quota venduta, un valore vicino a 1,75 trilioni. Se le cifre fossero confermate, si tratterebbe dell’offerta al pubblico iniziale di titoli di una società (Ipo) più grande della storia. La collocazione sul mercato delle quote di SpaceX è rilevante per i numeri ma è rilevante anche per un’altra ragione che riguarda una caratteristica di Musk che dovrebbero imparare a studiare anche coloro che, con buone ragioni politiche, detestano l’inventore di Tesla. L’Ipo di SpaceX si annuncia da record non solo perché gli affari di Musk vanno ancora piuttosto bene (Starlink, il servizio internet satellitare di SpaceX, è diventato il principale motore di profitto e crescita del gruppo: il suo segmento di connettività, trainato da Starlink, ha generato 11,4 miliardi di dollari di fatturato nel 2025, con un aumento di quasi il 50 per cento rispetto all’anno precedente, e 4,4 miliardi di dollari di utile operativo, in crescita del 120 per cento). L’Ipo di Musk si presenta come un’operazione da record perché Musk continua a incarnare, anche agli occhi di chi lo detesta, una caratteristica speciale. Non, come si dice, il monopolio di un mercato, ma, più prosaicamente, un monopolio rilevante del nostro immaginario. Musk, con SpaceX, non vende solo razzi, satelliti, intelligenza artificiale. Musk vende un’idea di futuro così forte e così convincente da spingere gli investitori a perdonargli cose che non perdonerebbero quasi a nessun altro. E la caratteristica pressoché unica dell’immaginario di Musk è quella di riuscire a mettere a sistema, in un’unica galassia, pianeti che in altre galassie fluttuano in modo disordinato, senza una visione unica.Lo Spazio, i satelliti, i razzi, le auto, i social network, l’intelligenza artificiale. Accanto a questo elemento esiste poi un altro grande non detto che riguarda la scommessa fatta dagli investitori su Musk, nonostante la sua eccentricità evidente, il suo populismo conclamato, il suo estremismo rivendicato. Musk, a differenza di entità statali come la Cina che investono forte sulla tecnologia per permettere ai regimi autoritari di moltiplicare la propria forza nel futuro, per quanto possa avere pulsioni autoritarie è figlio della società aperta, è figlio dell’occidente, è figlio del mercato e, per quanto abbia un profilo non esattamente ideale per chi abbia a cuore i valori non negoziabili di una società aperta, il suo essere un visionario lo ha trasformato in una infrastruttura semplicemente indispensabile per chi non voglia arrendersi a regalare ai regimi autoritari il monopolio del futuro. Nel prospetto presentato mercoledì, SpaceX immagina il futuro, e lo vende, attraverso data center orbitali, chip per l’intelligenza artificiale, viaggi verso la Luna e Marte, una nuova e redditizia economia lunare. Immagina un futuro con molte opportunità e con molte incognite, non ultima anche la scommessa sull’intelligenza artificiale, perché con sincerità Musk dice che gli investimenti sull’AI sono e saranno tantissimi ma nessuno ancora sa come rendere redditizi questi investimenti. Musk ammette che oggi con l’AI perde molto più di quanto incassa: a fronte di 818 milioni di ricavi, la divisione AI ha perso 2,47 miliardi nel primo trimestre 2026, nel 2025 la divisione AI ha registrato 6,4 miliardi di perdite operative e gli investimenti in conto capitale destinati all’AI sono stati 12,7 miliardi. Ma allo stesso tempo Musk chiede soldi perché sta spiegando agli investitori che ciò che conta oggi non è solo fare profitti, con l’AI, ma è conquistare una posizione, essere in prima fila, avere maggiori capacità di calcolo, in vista di una scommessa su un mercato futuro che ancora non c’è ma che forse ci sarà.Gli osservatori più attenti al rapporto fra tecnologia, società aperta e democrazia – che avranno comunque notato che l’inafferrabile Musk negli ultimi mesi con la sua Starlink ha svolto un ruolo cruciale in due conflitti, in Ucraina e in Iran, nel primo caso aiutando l’esercito ucraino con la sua tecnologia, non concessa alla Russia, e nel secondo caso aiutando i civili iraniani a non essere sconnessi dal mondo, nonostante il taglio della rete voluto dagli ayatollah – hanno ragione a dire che Musk è insieme il sintomo della forza occidentale e della sua debolezza. Forza, perché nessun altro sistema produce imprenditori capaci di mettere in orbita razzi, satelliti e reti libere. Debolezza, perché a volte le democrazie che appaltano a un singolo individuo funzioni che dovrebbero appartenere agli stati rischiano naturalmente qualcosa. Ma di fronte alla mostruosa Ipo in arrivo da Musk, chi non ama Musk non dovrebbe preoccuparsi solo dei rischi di monopolio, di conflitto di interessi, di oligarchia digitale. Di fronte alla mostruosa Ipo in arrivo, chi ama la società aperta dovrebbe innanzitutto rallegrarsi per il fatto che un brutto ceffo come Musk debba rispondere, nelle sue azioni, non a un regime autoritario ma al suo esatto contrario, ovvero al mercato, e affidarsi al mercato, quando si parla di tecnologia, significa avere più doveri di trasparenza, più vigilanza, più democratizzazione dei profitti. E d’altra parte, chi non ama Musk dovrebbe chiedersi non come ridurre il suo peso nel mondo, come contenerlo, come limitarlo, ma come fare di tutto affinché vi siano alternative al suo possibile monopolio nell’immaginario del futuro.Il rapporto Draghi, tanto per dirne una, dice che l’Europa ha infrastrutture spaziali di livello mondiale, come Galileo e Copernicus, ma anche che l’Europa sta perdendo terreno nei lanci commerciali, nelle megacostellazioni, nella propulsione, nei ricevitori. In Europa, per dire, la spesa pubblica per lo Spazio nel 2023 era di 15 miliardi di dollari, contro i 73 miliardi negli Stati Uniti. E se un Musk nascesse in Europa, prima ancora di pensare a come trasformare il suo immaginario in un capitale, dovrebbe probabilmente occuparsi di come evitare che la sua creatura possa essere considerata troppo grande per non finire intrappolata nella rete mortale della burocrazia europea. Lo si può odiare, detestare, disprezzare. Lo si può osservare con terrore, preoccupazione, diffidenza. Ma la mostruosa Ipo in arrivo di SpaceX andrebbe studiata non solo per capire cosa manchi al modello Musk per essere totalmente rassicurante, ma anche per capire cosa manchi al resto del mondo per avere un’alternativa non di regime al modello Musk.
Si può imparare dal modello Musk
Il Musk politico è un orrore. Il Musk imprenditore continua a sorprendere. Perché la quotazione da record di SpaceX è uno sballo per chi ama l’occidente ed è una lezione niente male su come si conquista l’immaginario del futuro











