Entrare nell’Archivio Storico del Gruppo Generali significa attraversare quasi due secoli di storia economica e sociale europea. Succede a Trieste, nel Palazzo Berlam, uno degli edifici più riconoscibili della città, che ospita insieme alla Generali Group Academy, la scuola di formazione internazionale del gruppo, e l’Archivio Storico. Una scelta che racconta una continuità: il passato come strumento per comprendere l’identità di oggi e orientare il futuro. L’Archivio raccoglie immagini, documenti e oggetti che restituiscono il percorso di Generali dalla fondazione a oggi. Quando si parla di heritage aziendale, il riferimento è a un insieme di esperienze, storie personali, sacrifici, errori e successi che, messi insieme, delineano un modello di sviluppo. In questo senso l’innovazione non è casuale, ma fonda su un contesto preciso, costruito nel tempo, fatto di valori e di pratiche sedimentate. Le radici di questo percorso affondano nel 26 dicembre 1831, data di nascita di Assicurazioni Generali nella città «porto franco» di Trieste. L’atto fondativo, conservato nell’Archivio, riassume le caratteristiche di un’impresa che fin dall’inizio si distingue per l’ampiezza della visione: non solo assicurazioni legate ai trasporti, tipiche di un grande porto, ma anche coperture sulla vita delle persone, contro la grandine, contro gli incendi degli edifici. Una compagnia «generale» perché pensata per assicurare tutto. A sostenerla è un capitale sociale importante e una comunità composta da più anime – greca, ebraica, cattolica, protestante – che collaborano a un progetto ambizioso e già proiettato oltre i confini locali. Questo patrimonio non è concepito come qualcosa da custodire in silenzio. Il passato, nelle parole e nelle pratiche del gruppo, non sta in un cassetto o in un deposito, ma deve essere mostrato, condiviso, reso accessibile. Il Palazzo Berlam, costruito nel 1926-1928, è parte di questo sistema. Ospita l’Archivio Storico e la scuola di formazione di gruppo, due funzioni che si alimentano a vicenda. L’archivio diventa così uno strumento per raccontare chi è Generali, la sua identità e i suoi valori, dall’attenzione alle persone alla sostenibilità, dalla ricerca di soluzioni innovative allo studio della tecnica assicurativa. Un racconto che si sviluppa attraverso storie concrete, definite «Storie particolari di vite Generali», visibili anche negli oggetti esposti. Tra questi, c’è la prima azione della compagnia, ma anche testimonianze curiose, come la macchina erogatrice di polizze da viaggio diffusa nelle stazioni ferroviarie italiane all’inizio del Novecento. Inserendo una moneta, il viaggiatore otteneva immediatamente una copertura assicurativa per il tragitto. Un dispositivo che oggi viene letto come un’anticipazione di ciò che si definisce assicurazione «on demand», a dimostrazione di come soluzioni considerate moderne abbiano radici lontane. Guardare il passato con la lente del presente permette anche di comprendere come molte innovazioni siano nate in ambito privato per poi essere messe a disposizione della collettività. Un altro esempio conservato nell’archivio è quello delle targhe antincendio, che segnalavano gli edifici assicurati da Generali e la presenza di una squadra di pompieri della compagnia pronta a intervenire in caso di incendio. Documenti e oggetti che mostrano come l’archivio non sia statico, ma contenga storie ancora capaci di parlare. Il lavoro degli archivisti è centrale in questo processo. Un’attività di ricerca continua consente di scoprire nuovi elementi, studiarli e renderli accessibili. L’Archivio è aperto a scuole, colleghi, studiosi e pubblico, con l’obiettivo di condividere non solo la storia di Generali, ma anche quella che emerge come una più ampia storia economica e sociale dell’Europa degli ultimi due secoli. Una parte significativa del patrimonio riguarda la comunicazione visiva. Manifesti e calendari rappresentano un canale attraverso cui Generali entra nelle case delle persone assicurate. Dai primi manifesti scritti, semplici, a partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, si arriva ai calendari illustrati di fine secolo, che segnano una stagione importante della cartellonistica italiana. I lavori firmati da Achille Beltrame, Marcello Dudovich, Gino Boccasile, Osvaldo Ballerio nel primo Novecento raccontano prodotti diversi – dall’assicurazione contro la grandine a quella incendi, vita, della Direzione di Venezia o di Trieste – e contribuiscono a costruire un’immagine riconoscibile della compagnia, visibile nelle agenzie come negli ambienti domestici. Tra le oltre 60mila unità archivistiche emergono anche storie individuali inattese. Una delle più note riguarda Franz Kafka, di cui l’archivio conserva il fascicolo personale relativo ai nove mesi trascorsi all’Agenzia Generali di Praga. Nel dossier si trova la richiesta d’impiego autografa con il curriculum vitae, documento raro e noto agli studi kafkiani, che racconta gli studi del giovane scrittore. Vi sono anche le annotazioni della visita medica, che descrivono un uomo alto 1,81 per 61 chili, giudicato magro e delicato, ma idoneo al lavoro. L’attenzione alla raccolta e all’analisi dei dati emerge da altri materiali di rilievo. Per una delle prime esposizioni universali a cui partecipò Generali furono realizzate tavole grafiche di grande valore estetico, costruite su un lavoro pionieristico di raccolta statistica. Gli agenti generali, in collaborazione con i primi centri meteorologici nazionali, rilevavano gli eventi atmosferici su tutto il territorio italiano per definire i premi assicurativi più adeguati. Oggi queste tavole permettono anche di ricostruire anche la storia delle colture, dal Piemonte del riso fino alla Puglia. L’archivio conserva inoltre documenti tridimensionali legati alla trasformazione del lavoro. Tra questi, c’è la macchina Remington Rand che come le Hollerith in uso a Trieste da fine anni Venti del Novecento, rappresenta la prima meccanizzazione e automazione dei processi attraverso schede perforate. Grazie a un sistema di lettura basato sul pieno e sul vuoto, era possibile sintetizzare grandi quantità di dati e velocizzare il lavoro statistico per il calcolo delle riserve vita. Una tecnologia introdotta e studiata per Generali dal grande scienziato Bruno de Finetti, figura che rappresenta lo spirito di ricerca e di studio del gruppo. Attraverso questi materiali, l’Archivio Storico Generali accompagna idealmente il visitatore dall’Ottocento all’era dell’intelligenza artificiale. Racconta l’eccellenza di una grande azienda italiana che ha mantenuto cuore e testa in Italia, costruendo al tempo stesso una presenza solida in Europa e nel mondo. Una storia che mostra come la prosperità e il futuro di un’impresa si costruiscano nel tempo, crescendo e aprendosi, senza perdere il legame con le proprie origini.
La storia di Generali è un capitale sociale | MilanoFinanza News
Nell’Archivio Storico del gruppo assicurativo quasi due secoli di storia economica A Trieste nel Palazzo Berlam anche l’Academy di formazione internazionale












