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Federico Fubini

Il diverso impatto dei costi degli approvvigionamenti sulle economie europee

Un dettaglio non è sfuggito all’attenzione di nessuno, quando ieri la Commissione europea ha presentato le sue previsioni economiche: Germania ed Italia sono i due Paesi le cui economie appaiono colpite più duramente dalla guerra in Iran. Sono quelle che hanno, allo stesso tempo, le attese di crescita più basse dell’Unione europea nel 2026; ma soprattutto sono oggetto di alcune delle peggiori revisioni al ribasso delle stime, se non delle peggiori in assoluto, rispetto alle analisi dell’autunno scorso. È un dato di fatto per il quale anche nel governo di Roma diventa necessario trovare una chiave di lettura: se a frenare la ripresa sono l’eccesso di vincoli, burocrazia e ideologia verde dell’Europa, perché allora Spagna, Danimarca, Polonia, Grecia e Portogallo continuano a svilupparsi rapidamente sotto lo stesso regime di regole, anche con il blocco di Hormuz?

Esposizione al gasolioNell’autunno scorso nelle previsioni di Bruxelles si immaginava un tasso di crescita tedesco all’1,2% per quest’anno, rivisto ieri allo 0,6%. Quanto all’Italia, si prevedeva un’espansione dello 0,8% – in accelerazione dallo 0,5% del 2025 – mentre ieri è arrivata la riscrittura al ribasso a un altro 0,5% anche per quest’anno. La Germania registra l’abbassamento più drastico delle stime, l’Italia le stime più drastiche.Giancarlo Giorgetti si è convinto che esista un punto in comune fra i due Paesi: Germania e Italia sono allo stesso tempo i due più grandi Paesi (su scala europea) ad alta intensità industriale e i più dipendenti dalle fonti di energia fossile. Il ministro dell’Economia preferisce non aprire la discussione in questo momento, ma ritiene che Paesi con una base produttiva meno elettrificata – dunque più legata al gasolio – sono più esposti ai rincari che derivano dalla chiusura di Hormuz.