In dieci Paesi avanzati, il 58 per cento delle ore di lavoro oggi svolte potrebbe essere teoricamente automatizzato con tecnologie già disponibili. Di questa quota, il 44 per cento riguarda attività non fisiche, affidabili a sistemi software e agenti AI, mentre il 14 per cento riguarda attività fisiche, più adatte a robot e automazione industriale.Lo afferma il report Agents, robots, and us: How AI reshapes work and skills in Europe, pubblicato dal McKinsey Global Institute nel maggio 2026, Il dato non equivale a una previsione di licenziamenti di massa. Misura piuttosto quanto del lavoro europeo, almeno sul piano tecnico, possa essere riorganizzato. Il report prende in esame Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Insieme rappresentano più di tre quarti del Pil e della forza lavoro europea. Il quadro che emerge è quello di un continente che ha più bisogno di produttività che di slogan. L’Europa deve fare i conti con popolazione che invecchia, carenza di manodopera in vari comparti e una crescita della produttività inferiore a quella degli Stati Uniti.In questa cornice, l’automazione non appare come una scelta accessoria, ma come uno degli strumenti con cui difendere competitività, salari reali e sostenibilità dei sistemi economici. Indice degli argomenti:
McKinsey: AI e lavoro in Europa, 1.900 miliardi entro il 2030 - AI4Business
McKinsey: in Europa il 58% del lavoro è automatizzabile; fino a 1.900 miliardi di valore entro il 2030 con l’AI











