Il 58% delle ore di lavoro nei dieci principali Paesi europei – Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito che rappresentano più di tre quarti del Pil e della forza lavoro europea – è già oggi tecnicamente automatizzabile con le tecnologie esistenti. È questa la stima centrale del report Agents, robots, and us: How AI reshapes work and skills in Europe, pubblicato a maggio 2026 dal McKinsey Global Institute. L’Italia supera la media continentale: la quota raggiunge il 60%, uno dei valori più alti tra i Paesi analizzati.Prima di addentrarci nei numeri e nelle analisi del report di McKinsey è necessario fare una premessa metodologica. Il dato sopra riportato misura semplicemente la “fattibilità tecnica”, il potenziale dell’automazione all’attuale stato dell’arte della tecnologia. E non quanto di tutto questo accadrà realmente. Un’analisi di fattibilità insomma, non una previsione.Come precisa esplicitamente il rapporto, man mano che i compiti all’interno delle mansioni vengono automatizzati, i ruoli evolvono e emergono nuove attività. La trasformazione riguarda quindi più il modo in cui il lavoro viene svolto che la sua quantità complessiva.L’altro dato principale che emerge dalla lettura del report è quello sul “valore” potenziale dell’automazione per l’Europa. Lo studio lo quantifica in ben 1.900 miliardi di dollari entro il 2030 nello scenario di adozione intermedia, mentre in uno scenario più prudente la cifra scende a 1.100 miliardi. La forbice – 800 miliardi di dollari – riflette quanto il risultato dipenda dalla velocità con cui le organizzazioni riprogetteranno processi e flussi di lavoro. Per l’Italia il potenziale economico stimato nello scenario intermedio è di 196 miliardi di dollari: ancora una volta superiore alla media dei 10 Paesi considerati.Indice degli argomenti