di Barbara Stefanelli
Si chiudono oggi 7 anni di questa direzione di 7. Grazie ai lettori, che ci hanno spesso sorpreso: capaci di essere affettuosi e severi allo stesso tempo, che è poi la forma più onesta di fedeltà
«Ci raccontiamo storie per vivere». Lo scriveva Joan Didion — giornalista e autrice americana che ha fatto dell’osservazione della realtà, senza mai indulgenza, una forma d’arte — in apertura di The White Album. Non voleva essere lirica o suggerire metafore: le storie non sono ornamento, sono struttura portante del senso. Senza storie, i fatti restano frammenti.Ci ho pensato spesso in questi sette anni, da quando è cominciata la mia direzione di 7 che oggi va a chiudersi. Sono nata quotidianista, come diciamo nelle redazioni, e mi sono formata risalendo il flusso delle notizie, delle edizioni notturne — le temibili “ribattute” – e ora degli aggiornamenti sul web. È una formazione permanente, diventa quasi una dipendenza.
Il settimanale è stato uno spazio diverso, bellissimo: quello in cui si può e si deve provare a ragionare, a risuonare, oltre le ventiquattr’ore.Un perimetro periodico in cui i fatti cercano di diventare idee, e le idee cercano le storie giuste per prendere corpo e respirare. Il desiderio di fondo era proprio questo: costruire un magazine di idee — quelle che il ritmo delle notizie intercetta ma deve in parte lasciar andare per ricominciare con altre notizie – attraverso le persone, le cose della vita, grandi e minuscole.








