di

Aldo Grasso

La tv generalista ha progressivamente sostituito il racconto con la confessione, l’argomentazione con l’emozione, la complessità con il sentimentalismo

Un programma che si chiama «Storie al bivio di sera» (Rai2) dovrebbe rappresentare quel momento critico in cui la certezza del percorso lineare si interrompe, obbligando l’individuo a fermarsi, valutare e assumersi la responsabilità del proprio destino. In più, siamo di sera e il buio incombe.Invece il programma di Monica Setta è di una linearità esistenziale, segna quel momento in cui le persone vanno in tv, di solito a raccontare le stesse cose, perché apparire per loro è come vivere.

L’altra sera c’erano Eva Grimaldi, il ministro Andrea Abodi (in quota TeleMeloni, ma senza ostentazione), Dalila Di Lazzaro. Chiunque sia l’ospite è sempre più interessante, in termini linguistici, il modo con cui Setta intervista. La tv generalista ha progressivamente sostituito il racconto con la confessione, l’argomentazione con l’emozione, la complessità con il sentimentalismo. In questo panorama, la conduzione di Setta rappresenta uno degli esempi più evidenti di una cifra stilistica fondata sull’enfasi emotiva e sulla continua ricerca della partecipazione affettiva dello spettatore.