La procura di Belluno ha aperto un’indagine sulla costruzione della cabinovia Apollonio-Screpes, una delle opere simbolo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e tutt’ora non entrata in funzione. L’ipotesi è di turbativa d’asta nell’iter, travagliato, di assegnazione dei lavori per l’opera, presentata a più riprese come imprescindibile ma ancora ferma.
IERI GLI INVESTIGATORI hanno eseguito perquisizioni a Roma, Milano, Napoli, Brescia e Cortina nei locali della Simico (la società che ha gestito le Olimpiadi e che continua a gestire i lavori incompleti) e della Graffer, che ha eseguito i lavori. Nel registro degli indagati al momento sono stati iscritti in tre: tra loro c’è anche l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. Quello che gli inquirenti sospettano, e che ora intendono verificare, è che la gara sia stata assegnata tramite «accordi collusivi» che avrebbero «deliberatamente favorito» la Graffer. Tutto con la «consapevolezza che i tempi a disposizione non sarebbero stati compatibili con la messa in funzione dell’impianto».
LA COSTRUZIONE della cabinovia, d’altronde, è stata tutt’altro che lineare: nella primavera del 2025 la gara era andata deserta, dopo che i principali player del settore, Leitner e Doppelmayr, avevano deciso di non partecipare sapendo che non si sarebbe fatto in tempo. Così Simico era passato a una procedura negoziata, affidando i lavori a Graffer sette mesi prima dell’inizio dei Giochi. A settembre scorso, peraltro, la zona in cui si trova l’opera era stata colpita da una frana che aveva aperto una crepa di quindici metri, coperta con un telo impermeabile per evitare che si allagasse. Tutto ciò aveva portato diversi residenti a presentare esposti in procura sulla vicenda.










