Dopo essersi smarrito in una “selva oscura” ed aver (quasi) perso la speranza di riuscire a scrivere ancora “belle canzoni”, Aaron ha pubblicato il suo nuovo album, “Abitare l’invisibile”. Il progetto, uscito venerdì 22 maggio, presenta dieci tracce che sono state lavorate (soprattutto) negli ultimi mesi. Periodo in cui, l’ex semifinalista di Amici 22, classe 2004, ha scelto di isolarsi nella tranquillità della sua casa in Umbria. Ed è lontano dal caos e dai riflettori che Aaron ha affrontato ed analizzato le proprie paure (“è tipo un vaso di Pandora”), imparando ad accettare le proprie fragilità.
“Abitare l’invisibile” è un album che parla tanto di amore. Sentimento che, assieme alla gratitudine provata per la sua famiglia (“sono sempre stati disposti ad aiutarmi”) e alla vocazione per la musica, rappresenta uno dei pilastri fondanti della quotidianità di Aaron (“penso all’amore come un sentimento totalizzante ma in maniera ‘pura’”). In occasione dell’uscita di “Abitare l’invisibile”, l’artista ha raccontato, a FqMagazine, la genesi del progetto.
Hai partecipato ad Amici 22: che ricordo hai del talent?
Il ricordo più bello e importante è la crescita personale che ho fatto. È stato importante anche il vedere cose nuove, cose diverse, anche perché ero molto piccolo. Era un luogo totalmente diverso dal mio habitat naturale.








