Ieri, mercoledì 20 maggio 2026, con 110 voti su 120, i parlamentari israeliani hanno votato la dissoluzione della Knesset, il parlamento unicamerale israeliano, aprendo così la strada alle elezioni anticipate, che si sarebbero dovute tenere entro il 27 ottobre di quest’anno. Questa azione arriva dopo che, mercoledì scorso, 13 maggio, la coalizione di governo guidata da Netanyahu ha presentato una proposta per la dissoluzione della Knesset. La mossa è arrivata a causa di una rottura tra il primo ministro israeliano e i partiti ultraortodossi (o haredi), suoi alleati, sulla proposta di legge per l’esenzione dei giovani studiosi nelle yeshivot – le scuole rabbiniche – dall’esercito. La strada, però, è ancora lunga prima che la dissoluzione diventi effettiva.

La fine dell’alleanza con gli haredim

La rottura tra i partiti Haredi e il resto della coalizione non è una sorpresa. Infatti, arriva a seguito di tensioni all’interno della coalizione che durano da almeno due anni, da quando, a luglio 2024, la Corte Suprema israeliana ha dichiarato l’impossibilità di non coscrivere gli Haredim nell’esercito israeliano. Netanyahu ha cercato di trovare una soluzione legislativa che portasse alla loro esenzione, ma all’interno del governo e del suo stesso partito, il Likud ha dovuto dichiarare ai capi dei due partiti ultraortodossi, Shas e Ebraismo della Torah Unito, che la legislazione non sarebbe passata entro la fine della legislatura. In risposta, i partiti Haredi – in particolare Degel HaTorah, una fazione che, assieme ad Agudat Israel, forma UTJ – hanno dichiarato che l’alleanza con Netanyahu e il Likud era giunta al termine. Ma questa frattura non arriva dal nulla: già da luglio 2025 i partiti ultraortodossi sono usciti dalla coalizione di governo, lasciando i ministeri di cui erano a capo, pur continuando a votare assieme alla coalizione, e hanno minacciato più volte di porre fine all’alleanza se la questione dell’esenzione non fosse stata risolta. crescente insofferenza all’interno del governo e del suo stesso partito, il Likud ha dovuto dichiarare ai capi dei due partiti ultraortodossi, Shas e Ebraismo della Torah Unito, che la legislazione non sarebbe passata entro la fine della legislatura. In risposta, i partiti Haredi – in particolare Degel HaTorah, una fazione che, assieme ad Agudat Yisrael, forma Ebraismo della Torah Unito – hanno dichiarato che l’alleanza con Netanyahu e il Likud era giunta al termine. Ma questa frattura non arriva dal nulla: già da luglio 2025 i partiti ultraortodossi sono usciti dalla coalizione di governo, lasciando i ministeri di cui erano a capo, pur continuando a votare assieme alla coalizione, e hanno minacciato più volte di porre fine all’alleanza se la questione dell’esenzione non fosse stata risolta.