La campagna elettorale in Sicilia si infiamma tra post notturni, accuse di ipocrisia e ombre di mafia. Nelle ultime ore i social sono diventati l’arena di un serrato confronto tra il deputato ex di Fratelli d’Italia, Manlio Messina, e il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera. A scatenare la contesa, una fotografia che ha innescato un’escalation di accuse incrociate.

L’affondo di Messina: “A cena con i parenti del boss stragista”

All’una di notte, il parlamentare siciliano vicinissimo a Giorgia Meloni ma che ha lasciato il partito ha pubblicato un post dal titolo inequivocabile, “A cena con i parenti del boss”, accompagnandolo con un’immagine in cui La Vardera sorride accanto a persone dai volti coperti. Per Messina si tratta di una “realtà pesante, disgustosa” e non di uno scatto casuale, ma di una foto in cui i presenti “sono in posa, sorridenti, perfettamente a loro agio”. Il nodo, secondo l’esponente meloniano, è l’identità di quelle persone: sarebbero familiari di Benedetto Spera, ergastolano di Belmonte Mezzagno, già braccio destro di Bernardo Provenzano e coinvolto nelle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Messina precisa di aver oscurato i volti “per rispetto”, riconoscendo che “essere parenti di un mafioso non significa esserlo a propria volta” e che “potrebbero essere persone perbene, lavoratori, padri di famiglia”. La contestazione a La Vardera è però soprattutto politica e morale. Il deputato ed ex assessore regionale al Turismo lo accusa di ipocrisia, ricordando come l’ex “Iena” avesse attaccato un giovane consigliere comunale di Catania solo perché figlio di un mafioso, nonostante il ragazzo avesse ripudiato il padre. “Quel ragazzo la mafia l’ha combattuta dentro casa sua”, insiste Messina, che rimprovera all’avversario di trasformare l’antimafia in “spettacolo da social, in una maschera buona per raccogliere applausi e fare il moralista a giorni alterni”. Il post si chiude con una sfida a un confronto pubblico, condita da insulti (“pagliaccio”) e dalla chiosa secondo cui La Vardera “al massimo può amministrare un circolo di bocce!”