Prima si sono presi la vita del figlio, poi quella del padre. Dieci anni dopo il duplice omicidio Luisi e «quattro» gradi di giudizio, arriva l’assoluzione per due Strisciuglio. Nel mese di dicembre del 2019 il gup del Tribunale di Bari ha condannato otto presunti picciotti della «Luna», tra mandanti e autori, per l’omicidio di Antonio Luisi, 27 anni, ucciso per errore la sera del 30 aprile del 2015 nel circolo ricreativo «Club dell’Amicizia», al civico 285 di via Calefati, e per quello del padre, Luigi, 48 anni, detto «Gino» ferito la sera di Halloween del 2016, all’incrocio tra via Dante e via Ettore Fieramosca e morto in ospedale il 14 novembre dopo due settimane di coma.

Ieri i giudici della Corte di Assise di Appello di Bari, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, hanno assolto con la formula «per non aver commesso il fatto» gli imputati Vito Valentino, detto «Vituccio», 40 anni, figlio del boss Giacomo Valentino, 62 anni, alias «lo zio» diventato collaboratore di giustizia insieme alla moglie Angela Raggi, condannato in primo grado a 20 anni di reclusione quale presunto mandante e Maurizio Sardella, 55 anni, considerato il «palo», ossia colui che avrebbe preso parte all’assassinio di Gino Luisi, monitorato i suoi spostamenti e informando in tempo reale i sicari. I due imputati sono stati difesi dagli avvocati Nicola Quaranta (partner Studio TMDPLEX), Bruno Vigilanti e Dario Vannetiello. La Corte di Assise di Appello ha invece confermato le condanne a carico di Alessandro Ruta, 38 anni anni, detto «U’russ», ritenuto il soggetto occulto che commissionò l’agguato in cui morì per errore Antonio Luisi; Christian Cucumazzo, 31 anni e Antonio Monno, 38, indicati come gli esecutori materiali dell’assassinio del giovane Antonio e del tentato omicidio del padre Luigi.Secondo la ricostruzione degli investigatori il movente dei delitti Luisi sarebbe stato il frutto insanguinato della rivalità tra i clan Strisciuglio per il controllo dello spaccio al Libertà. Nei confronti di tutti gli imputati sono state riconosciute le contestate aggravanti del metodo mafioso. Per i due agguati sono già definitive le condanne di Domenico Remini, 38 anni, pianificatore di entrambi i delitti (20 anni di reclusione); Donato Sardella, 29 anni, figlio di Maurizio, e Gaetano Remini, 27 fratello di Domenico, che hanno confessato di essere gli esecutori materiali dell’assassinio di Luigi Luisi (condannati rispettivamente a 18 e 16 anni).Dalle indagini della Squadra mobile è emerso, come già detto, che il movente dei delitti sarebbe da collegare al tentativo dei «ragazzi della Luna» (dal nome del clan nato intorno alle figure carismatiche di Domenico e Sigismondo Strisciuglio, detti appunto «Mimmo e Gino la Luna») di imporre a Luisi padre il versamento di una specie di «tassa di esercizio» a carattere straordinario di 200mila euro per continuare a gestire lo spaccio di droga al quartiere Libertà. A Luisi, con precedenti per droga e rapina, considerato dagli investigatori l’ex braccio destro del boss Giuseppe Mercante, detto «Pinuccio il drogato», uno dei grandi vecchi della mala barese, (anche lui ferito in un agguato il 22 agosto 2012 ad opera di un commando del clan Telegrafo, gruppo alleato degli Strisciuglio e morto per un male incurabile nell’aprile del 2021) non veniva perdonato il fatto di essere intervenuto in difesa di un commerciante del quartiere taglieggiato dagli Strisciuglio del San Paolo.