Ci sono testi che invecchiano rapidamente e altri che, riletti a distanza di anni, sembrano aver previsto il futuro. È il caso di Noi e la pazza di casa, scritto da Fulvio Scaparro nel novembre 2004 e oggi riproposto all’interno de Il senno di prima, la newsletter mensile con cui Scaparro condivide riflessioni e testi del passato che continuano a conservare uno sguardo sorprendentemente attuale. Il titolo Il senno di prima nasce proprio da questa idea: ricordare quanto di valido sia già stato scritto nel passato e quanto quelle parole continuino ancora oggi a interrogare il presente. «A riprova che nel 2026 non siamo nel primo mattino del mondo», osserva Scaparro. Riletto oggi, questo testo sulla creatività, sulla fantasia e sul difficile rapporto tra genialità e follia appare sorprendentemente contemporaneo. Una riflessione che attraversa temi come il conformismo, la paura della libertà di pensiero e quella “pazza di casa” – come Santa Teresa d’Avila chiamava la fantasia – che continua a inquietare e affascinare anche il nostro tempo.
Noi e “la pazza di casa”
L’abbinamento genio-follia possiede ancora oggi una forza di attrazione straordinaria, a giudicare non solo dall’interesse che continuano a riservargli medici, psichiatri, psicoanalisti e filosofi ma dallo spazio che i mezzi d’informazione dedicano ad un tema che richiama l’attenzione e la curiosità di buona parte dell’opinione pubblica. La trasformazione di un legittimo interesse scientifico verso lo studio della complessità dell’essere umano in spettacolare riproposizione di antichi stereotipi e pregiudizi, fa sì che, accanto a non poche ricerche, riflessioni, saggi, opere letterarie, cinematografiche e televisive degne di rispetto, assistiamo a un fiorire di speculazioni in tutto o in parte infondate che trasformano in gossip pseudoscientifico il rapporto tuttora misterioso esistente tra l’eccezionalità creativa – non solo nell’arte e nella scienza – e la psicopatologia.








