Dal 6 al 18 ottobre 2026, la 31esima edizione del Festival delle Colline Torinesi torna a Torino in una veste inedita. Con la nuova condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini, il festival si concentra in 13 giorni densi di programmazione, segnando una svolta nel segno della “skin contemporanea” e della trasformazione culturale del territorio
La svolta: 13 giorni di skin contemporanea Un festival che cambia pelle, si accorcia, si concentra e guarda con decisione al presente inquieto che stiamo vivendo. Il Festival delle Colline Torinesi inaugura il nuovo corso con una direzione artistica condivisa: accanto a Isabella Lagattolla arriva Federica Rosellini. Un passaggio che non è solo organizzativo, ma anche simbolico: un incontro tra generazioni e sensibilità diverse, nel segno di un teatro contemporaneo che vuole tornare a essere spazio di confronto collettivo. «L’idea è nata anche dal direttore del Tpe, Andrea De Rosa», racconta Lagattolla. «Ci conoscevamo già, avevamo anche provato in passato a portare Federica al festival. Poi ci siamo confrontate e abbiamo capito che poteva funzionare. Arriviamo da esperienze diverse, ma abbiamo trovato uno sguardo comune». Le novità sono molte. La prima è il formato: non più un festival distribuito nell’arco di settimane, ma 13 giorni serrati, 19 spettacoli, 11 prime nazionali. «È un festival più denso», spiega Rosellini. «E anche più fruibile per operatori e spettatori che arrivano da fuori, perché permette di vedere molte cose in un tempo concentrato». Dietro le quinte: l’Astra diventa cabina di regia Cambia anche la mappa. Il cuore sarà il teatro Astra, utilizzato in modo inedito, quasi come una casa comune. «Lo abiteremo in tutti i suoi spazi, anche quelli normalmente invisibili o inutilizzati. Non solo il palcoscenico tradizionale, ma ambienti che diventeranno luoghi di spettacolo, incontro, attraversamento. Cercheremo di usare l’Astra come non è mai stato usato». Accanto all’Astra, la Fondazione Merz e una nuova sede, il coro di Santa Pelagia. Un’innovativa linea artistica Ma il vero cambiamento è nella linea artistica. «Molti artisti presenti non sono mai stati in Italia», sottolinea Rosellini. «E la gran parte sono donne e artisti under 45». Una scelta che dice molto dell’identità di questa edizione, costruita attorno a pratiche collettive più che individuali. «Ci siamo accorte che moltissimi dei lavori più interessanti che stanno girando oggi nascono da coppie artistiche o collettivi», spiegano le due direttrici. «E questo si collega all’idea di un teatro che torni a essere davvero un’agorà». «Siamo una coppia artistica anche noi due. E in programma ci sono moltissimi duetti, coppie creative, gruppi di lavoro. È una dimensione che oggi ci sembra molto significativa». I 3 filoni del festival Non c’è un unico tema dichiarato, ma alcuni fili che attraversano il cartellone con forza. 1. Il rapporto con il presente Il performer libanese Hashem Hashem racconta Beirut a partire dall’esplosione del porto fino ai conflitti più recenti. «A un certo punto ci ha parlato di una città in cui si cammina sui vetri. Questa immagine ci ha colpite moltissimo». Quei vetri diventano metafora di un presente che crediamo distante e che invece assorbiamo ogni giorno. «Pensiamo di osservare certe tragedie da lontano, ma in realtà le assimiliamo. Ce le portiamo dentro». 2. La crisi climatica Una tematica esplicitamente presente in lavori come Carbon Negative, riflessione sui crediti di carbonio e sul greenwashing, o Lament, che affronta il tema delle ecologie ferite e della rigenerazione post-incendio. 3. Il corpo «Molti spettacoli sono performance fisiche», osserva Lagattolla. «Il corpo oggi è il primo luogo in cui si registrano tensioni, limiti, urgenze». Rosellini amplia il discorso: «Il corpo come identità, il corpo nei suoi limiti, il corpo trasformato dalla tecnologia». È il caso di Marco Donnarumma, artista italiano attivo a Berlino, che porta in prima italiana Ex Silens, esperienza immersiva sul suono e la sordità, pensata per essere fruita sia da persone sorde sia udenti. Un cambio di prospettiva, l’idea di un altro modo di percepire il mondo. Programma: i 3 titoli da non perdere • 8 ottobre: "Mi sciolgo per te" (Teatro Astra). Inaugurazione con Guendalina Urbani: un'installazione "commestibile" che sfida i confini tra opera e spettatore.• Il focus su Janaina Leite: un'immersione totale nel corpo e nella memoria con l'artista brasiliana.• “Credere alle maschere" (Fondazione Merz). Romeo Castellucci apre il focus sulla responsabilità collettiva, in uno dei luoghi più suggestivi della collina. Tra i focus più attesi quello dedicato a Janaina Leite, artista brasiliana al debutto italiano. Performer, ricercatrice, figura centrale del teatro documentario e autobiografico, presenterà più lavori. «Volevamo che il pubblico potesse entrare davvero nelle poetiche degli artisti», spiega Rosellini. «Non vedere un solo lavoro e basta, ma immergersi». Lo stesso accadrà con Núria Gui Sagarra, coreografa catalana pluripremiata che chiuderà il festival con Supermedium, rito collettivo con performer donne che evocano una dimensione quasi sciamanica, e con POV, riflessione sul corpo come archivio vivente. Il pubblico mascherato Ci sarà pure Romeo Castellucci con una performance in cui il pubblico assisterà mascherato a un percorso tra immagini, oggetti e slittamenti di significato. E Marco D’Agostin con Asteroide, lavoro sospeso tra danza, teatro e ironia, che affronta con leggerezza apparente il tema dell’estinzione e del cambiamento. Uno spazio importante sarà riservato anche agli artisti italiani che lavorano molto all’estero ma restano meno visibili in patria, come Francesca Grilli, artista visiva con base a Bruxelles, che presenterà Sparks: qui saranno i bambini a leggere la mano agli adulti, in un rovesciamento simbolico dei rapporti di potere e in una riflessione sulle generazioni future. Previsto anche un laboratorio con i ragazzi. Come muoversi tra le location Il festival è un’esperienza diffusa che richiede una piccola pianificazione logistica: Teatro Astra: il cuore operativo. Scopri come raggiungerlo con i mezzi pubblici Fondazione Merz: spazio dedicato all’arte contemporanea. Vedi le indicazioni stradali Coro di Santa Pelagia: il luogo di ascolto intimo nel centro della città. Visualizza la mappa Costruire una comunità Industria Indipendente e Sara Leghissa, saranno impegnate in percorsi ispirati all’universo radicale e controculturale di Kathy Acker. Una riflessione sul suono attraversa molte proposte, dal lavoro ispirato al Quatuor pour la fin du temps di Messiaen — composto in un campo di concentramento — fino alle performance che usano voce, elettronica e dispositivi tecnologici. In programma anche masterclass, laboratori, proiezioni e una redazione video che documenterà il festival, rendendone parte dei contenuti accessibili anche da remoto. L’impressione è quella di un festival che non voglia semplicemente proporre spettacoli, ma costruire una comunità temporanea. «Vorremmo che artisti, pubblico, operatori e noi stesse condividessimo davvero questo tempo». Tirando le somme, si intravede il senso più profondo del nuovo corso: meno dispersione, più intensità. E soprattutto un teatro che, invece di voltarsi dall’altra parte, scelga di stare dentro il rumore del mondo.














