Un piano da 60 miliardi di euro, dedicato in buona parte agli Stati Uniti e ai marchi principali del gruppo dai quali vengono esclusi, tra gli altri, Alfa Romeo e Lancia. Il futuro di Stellantis parla sempre più americano, confermando le previsioni di un’Europa destinata a essere, in chiave di investimenti e produzione, una sorta di filiale secondaria dove il ruolo del leone lo faranno le alleanze con Leapmotor e Dongfeng. Un quadro inquietante per l’Italia, visto che le partnership con i costruttori di Pechino sono già stati definiti in Spagna e Francia, e che l’azienda prevede un taglio della capacità produttiva installata che passerà da 4,65 a 3,85 milioni di veicoli. L’azienda assicura che non verranno chiuse le fabbriche, ma si procederà a una riconversione come è già stato deciso per Poissy. Fatto sta che il nostro Paese trema: l’unica novità è quella, già anticipata negli scorsi giorni, del progetto e-car a Pomigliano d’Arco dove saranno prodotti due modelli, uno di Fiat e uno di Citroën. Al momento, non c’è null’altro. Neanche un piano per Maserati, rimandato a dicembre: lo storico marchio del lusso resta nel limbo, senza un futuro ben definito.
Investimenti dove c’è marginalità










