Negli ultimi 100 anni le attività umane hanno distrutto o danneggiato una larga parte degli ecosistemi marini del Mediterraneo e oggi il Mare Nostrum non gode affatto di buona salute. Diversi studi hanno mostrato che oltre il 30% delle praterie di fanerogame (come la Posidonia oceanica nei nostri mari) e del coralligeno è stato danneggiato da impatti antropici mentre le foreste di alghe brune e i banchi di ostriche hanno perso fino all’80% della loro estensione. Per limitare lo sguardo ai soli tratti di mare che bagnano la nostra Penisola, va ricordato che in Italia solo l’11,6% delle acque è area marina protetta e il 62% degli stock ittici risulta sovrasfruttato: un quadro che la Commissione europea ha già giudicato «inadeguato». Alla questione è stata dedicata a Genova (nelle sale dell’Acquario) una giornata, dal titolo “Nel blu dipinto di blu”, nell’ambito del Festiva dello sviluppo sostenibile promosso dall’ASviS. Invertire questa la rispetto a quanto compiuto in questi anni, è stato il refrain emerso a più ripresi per bocca di ricercatori ed esperti di vari settori intervenuti all’evento, è un dovere ambientale, ma anche una scelta strategica: il contrasto alla crisi climatica e la difesa del mare sono infatti le fondamenta stesse di una blue economy rigenerativa, competitiva e duratura.
Mediterraneo in crisi: le foreste di alghe brune e i banchi di ostriche hanno perso fino all’80% della loro estensione
Negli ultimi 100 anni le attività umane hanno distrutto o danneggiato una larga parte degli ecosistemi marini del Mediterraneo e oggi il Mare Nostrum non gode affatto di buona salute. Diversi studi hanno mostrato che oltre il 30% delle praterie di fanerog








