Rigenerare zone umide, paludi e dune, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ripristinare pascoli d’alta quota ed ecosistemi forestali degradati, portare tetti verdi, rain gardens e corridoi ecologici dentro le città. Se l’Italia vuole provare a recuperare il ritardo accumulato nella tutela della biodiversità, la strada passa sempre più dalle Nature-Based Solutions, interventi fondati sui processi naturali capaci di produrre benefici insieme per ecosistemi, comunità e adattamento alla crisi climatica.
È il messaggio che Legambiente rilancia in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e della Giornata europea dei parchi, presentando il nuovo report Biodiversità a rischio 2026. Il quadro di partenza è quello di un Paese ancora troppo lontano dai target della Strategia Ue al 2030, con le Nature-Based Solutions (Nbs) che dovrebbero arrivare al cuore del Piano nazionale di ripristino che l’Italia è chiamata a costruire.
Nei boschi e nelle foreste significa adottare una gestione capace di tenere insieme materia prima di origine forestale, complessità strutturale e habitat per impollinatori e fauna, attraverso la rinaturalizzazione delle piantagioni monofitiche, la ricostituzione di siepi, fasce ecotonali e radure, la gestione del legno morto e degli alberi habitat, il contenimento della frammentazione infrastrutturale e il rafforzamento della continuità tra foreste, pascoli e sistemi agricoli estensivi.












