L’area dello Stretto vale 400 mila abitanti fra Reggio e Messina. Diventano 1,1 milioni di persone, se si conta la popolazione delle due città metropolitane che si trovano ai margini dell’asse Catanzaro-Cosenza e Catania-Palermo ma non hanno mai trovato la forza di fare sistema.Più che nel Ponte, contestato e rinviato alla Legge di bilancio 2033, si spera nel potenziamento dell’aeroporto sulla sponda calabrese, dove il nuovo terminal è stato inaugurato con la solita corsa ad attribuirsi i meriti. Le differenze comportamentali saltano all’occhio appena atterrati al Tito Minniti. Il candidato sindaco a Reggio, lo strafavorito forzista Francesco “Ciccio” Cannizzaro, 44 anni, è dovunque con manifesti in formato Hollywood. Anche i candidati delle sue undici liste sono dappertutto, sugli autobus, sui muri delle strade, nei negozi sfitti trasformati in segreterie politiche. A Messina è persino difficile capire che si vota e, naturalmente, Messina non sa che Reggio vota e viceversa. Lato continente, il centrosinistra al governo dal 2014 con Giuseppe Falcomatà è dato perdente con margine ampio già al primo turno. Il successore di Falcomatà, Domenico “Mimmetto” Battaglia, 65 anni, figlio dello storico sindaco dc protagonista dei Moti di Reggio del 1970-1971, si aggrappa alla speranza del ballottaggio. Lì, forse, la partita può cambiare.Intanto Cannizzaro, che si dovrà dimettere dalla Camera in caso di vittoria, ha fatto un passo indietro rispetto ai primi comizi infuocati, dove le invocazioni alla patrona Madonna della Consolazione inciampavano in congiuntivi più insidiosi delle buche nelle strade. Forse dipende dalla laurea tardiva (2011) di Cannizzaro all’Università degli stranieri “Dante Alighieri” come operatore pluridisciplinare e interculturale d’area mediterranea con il voto finale di 98 su 110.In una città ancora legata al concetto greco di polis, soprattutto quando si tratta di abbandonare le periferie, Cannizzaro è in qualche misura straniero anche lui. Pur essendo nato a Reggio, la sua famiglia è di Santo Stefano d’Aspromonte. Il padre Giuseppe ha diretto il Parco. Il figlio, che vanta un master all’Isesp (Istituto superiore europeo di studi politici) e un brevetto regionale di maestro di sci diverso da quello della Federazione sport invernali, ha debuttato da consigliere nel comune aspromontano a 23 anni (2005), prima di essere eletto in Regione nel 2014 con la Casa delle libertà sconfitta dal centrosinistra di Mario Oliverio.La probabilità vaga di arrivare a un ballottaggio è affidata non tanto al terzo incomodo Edoardo Lamberti Castronovo, imprenditore della sanità, quanto ai rapporti contrastati fra Cannizzaro e Giuseppe Scopelliti, ex sindaco e presidente regionale.L’ex missino, capo dei giovani di An con Gianfranco Fini transitato fra i salviniani, è stato il regista politico di Reggio città metropolitana, oltre che dell’apertura dell’università degli stranieri nel 2007, prima di finire condannato per la falsificazione dei bilanci comunali che ha impiombato l’amministrazione Falcomatà con 800 milioni di debiti e un piano di rientro da lacrime e sangue con le tariffe dei servizi pubblici più alte d’Italia.Nell’ottobre 2012 Reggio è anche diventato il primo capoluogo di provincia italiano a essere commissariato per infiltrazioni del crimine organizzato. Scopelliti potrebbe mandare un messaggio al futuro sindaco, ed ex Scopelliti boy, nella prospettiva della spartizione post-elettorale, anche se chi è in confidenza con Cannizzaro gli attribuisce la volontà di nominare una giunta di esterni selezionata in base ai meriti professionali. Ma non ci sarà la corsa degli ottimati a un incarico pubblico in una città dove amministrare significa inevitabilmente affrontare una o più inchieste giudiziarie, con la sanità regionale appena uscita da diciassette anni di gestione straordinaria e l’Asp di Reggio Calabria sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2008 e nel 2019.Perché allora lasciare un posto da deputato? Il Cannizzaro confidenziale avrebbe riferito di una scarsa fiducia nella vittoria meloniana alle prossime Politiche, nonostante la premier abbia spedito a Reggio la sorella Arianna per dare la linea. Anche a Messina si profila una vittoria senza ballottaggio ma in una situazione del tutto diversa. Dalla parte di Cariddi il centrodestra è all’opposizione mentre il campo largo ha i numeri di una specie in via di estinzione.Il sindaco uscente Federico Basile, 49 anni, viaggia verso la conferma con il sostegno di quindici liste da 32 candidati l’una. Secondo i suoi avversari, che le liste hanno faticato a chiuderle, Basile è il ventriloquo dell’ex sindaco messinese Cateno De Luca, imprenditore e fondatore dei Caf Fenapi che dopo due mandati si è fatto eleggere a Taormina.Il De Luca siciliano, che guida il partito Sud chiama Nord, ha chiesto a Basile di dimettersi un anno prima della scadenza per averlo a sua piena disposizione nella campagna elettorale per la regione prevista nel 2027, se non nel prossimo autunno nel caso non improbabile di un collasso della giunta guidata da Renato Schifani.L’avversario della coppia Basile-De Luca è Marcello Scurria, avvocato amministrativista di 65 anni che spera di arrivare al secondo turno cercando il voto popolare nei quartieri di baracche che ancora resistono dal terremoto del dicembre 1908.Scurria, ex subcommissario allo sbaraccamento su nomina regionale revocata proprio da Schifani poco più di un anno fa, punta a giocarsi una carta giuridica in caso di sconfitta. Esiste un parere non ostensibile dell’Avvocatura regionale che potrebbe invalidare l’eventuale vittoria di Basile per irregolarità nella presentazione delle liste. In quel caso Messina sarebbe commissariata per un anno e dovrebbe poi tornare al voto.A parte le questioni in punto di diritto, la città è nella trappola di una lunga crisi economico-giudiziaria. Nonostante un polo universitario di antica tradizione, indebolito dalle aperture di atenei dovunque nei dintorni, a cominciare proprio da Reggio dove una volta per laurearsi bisognava prendere la nave, il centro è pieno di negozi chiusi.Messina è appesantita da lavori su una rete autostradale obsoleta e a rischio crolli. Un vero fronte mare, potenziato con successo dal centrosinistra reggino, non esiste e per andare verso Ganzirri e Faro ci sono code da megalopoli asiatica.In questi anni, la città ha vissuto lo scandalo del rettore Salvatore Cuzzocrea, accusato di falso e peculato per i rimborsi gonfiati. A fine aprile Cuzzocrea è stato interdetto per un anno da tutte le università italiane con sentenza della Cassazione.Sempre in aprile l’ex sindaco e parlamentare Pd Francantonio Genovese è stato condannato in via definitiva per una vicenda giudiziaria complessa che non gli impedisce di essere un riferimento a livello regionale con Mpa-Grande Sicilia dell’ex ministro Gianfranco Micciché, dell’ex governatore Raffaele Lombardo e del sindaco di Palermo Roberto Lagalla.A rallegrare il quadro, due mesi fa nella centrale piazza Cairoli si è presentato il vicepremier Matteo Salvini. Più poliziotti che cittadini, dice chi c’era, mentre sono migliaia alle manifestazioni No Ponte, l’unico tema che unisca davvero le due sponde dello Stretto.
Usato sicuro quasi nuovo: il Sud ribelle
L’avviso di sfratto a Meloni passa per le alchimie. A Reggio favorito il forzista Cannizzaro, a Messina, Basile. Eterno De Luca a Salerno e ad Avellino Pizza v












