Una consulenza tecnica “scientificamente nulla” e fondata su valutazioni ritenute insufficienti dei tre minori coinvolti. È su questo terreno che si concentra ora la strategia difensiva nel caso della cosiddetta famiglia del bosco, la coppia alla quale il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale disponendo, oltre sei mesi fa, il collocamento dei figli in una struttura protetta in provincia di Vasto.

Il nuovo legale della famiglia, Simone Pillon, mette in discussione il lavoro svolto dalla consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, sostenendo che i bambini sarebbero stati osservati “per pochissimo tempo” e senza un adeguato approfondimento specialistico. “Quando si fa una consulenza tecnica d’ufficio i protagonisti dell’approfondimento sono i minori”, osserva il legale, chiedendosi come si possa arrivare a conclusioni così nette senza una valutazione approfondita dei bambini.

Nel frattempo i consulenti di parte, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, hanno depositato una contro-consulenza di oltre 300 pagine che individua quindici criticità nella relazione della Ctu. Tra i punti contestati figurano la mancata osservazione diretta del rapporto tra genitori e figli, la sottovalutazione del trauma da separazione e la mancata integrazione delle valutazioni della Neuropsichiatria infantile, considerate invece favorevoli riguardo al legame emotivo e alla continuità affettiva tra i bambini e i genitori. Secondo la relazione difensiva, la consulenza non potrebbe essere utilizzata come base per decisioni sull’affidamento o sul futuro collocamento dei minori. Vengono inoltre sollevati dubbi sulla scelta dei test psicologici e sull’adeguatezza delle competenze specialistiche impiegate nella valutazione.