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Il film americano indipendente The Man I Love di Ira Sachs è tutto pensato intorno al suo protagonista, Rami Malek, e alla sua recitazione. È quello che in gergo viene definito un “film veicolo”, che serve cioè ad affermarsi come un bravo attore e magari vincere premi, cosa della quale giocoforza beneficia poi anche il film. Malek tuttavia non ne avrebbe bisogno, perché un premio molto importante lo ha già vinto: l’Oscar come miglior attore protagonista per Bohemian Rhapsody nel 2019. Eppure, come è accaduto diverse volte nella storia degli Oscar, vincere il premio può rovinare una carriera invece che migliorarla.

A Hollywood questo fenomeno viene definito “Oscar curse”, cioè la maledizione dell’Oscar: si verifica quando la carriera di un attore o di un’attrice si impantana dopo la vittoria di un Oscar. Succede di solito perché quell’attore o attrice sopravvaluta le sue potenzialità commerciali e la sua capacità di attirare il pubblico, oppure le sopravvalutano i produttori. Spesso chi finisce in questo pantano fatica a capirlo o ad ammetterlo, ma è successo a tanti. E dopo Bohemian Rhapsody sembra stia accadendo anche a Malek, che ha poi interpretato il cattivo in No Time to Die, l’ultimo film di James Bond con Daniel Craig protagonista, e in seguito film sempre meno riusciti e di successo, con sempre minori riconoscimenti.