Infaticabile studioso di calcio, vincitore seriale di trofei europei, i principi tattici mutuati dagli scacchi, altra sua grande passione, fedele compagna lunghi notti insonni: dopo 44 anni, per la gioia del Principe William, Unai Emery riporta l'Aston Villa sul tetto d'Europa, confermando l'attuale predominio dei tecnici spagnoli. Da Pep Guardiola a Mikel Arteta fino a Luis Enrique, senza dimenticare appunto Emery: le migliori panchine del Vecchio Continente provengono tutte dalla Spagna.
La vittoria sul Friburgo è stata netta come la geometria delle idee di questo basco nato poco distante dal confine tra Spagna e Francia. Che ieri a Istanbul è entrato di diritto nella ristretta cerchia degli allenatori (al fianco di Carlo Ancelotti, José Mourinho e Giovanni Trapattoni) con il maggior numero di grandi premi continentali. Cinque Europa League, una cifra che pochi nella storia del calcio europeo possono vantare.
Un'eccezione, come la sua ossessione per il calcio, che lo porta a svegliarsi alle due di mattina per guardare sull'iPad partite di squadre che non incontrerà mai: studia tattiche di club appena promossi, segue lezioni di scienziati e pensatori che leggono il mondo in modo diverso. Se c'è un momento libero durante il giorno, apre l'app di scacchi sul telefono — con il suo vero nome — e sfida sconosciuti in partite lampo da tre minuti. Non per svago, ma per allenare la disciplina mentale.












