Questa sindrome che colpisce una donna su otto ha ricevuto una nuova denominazione, che sposta l’attenzione dall’apparato riproduttivo alle conseguenze per l’intero organismo

La sindrome dell’ovaio policistico (Pcos) ha finalmente cambiato nome. Il 12 maggio, al congresso europeo di endocrinologia a Praga, l’endocrinologa Helena Teede ha annunciato che d’ora in poi si chiamerà sindrome ovarica poliendocrino-metabolica (Pmos). Anche se può sembrare un piccolo cambiamento, produrrà benefici importanti per chi ne soffre. Per prima cosa affronta un grosso fraintendimento su come le ovaie sono interessate dal disturbo. Inoltre sposta l’attenzione sugli aspetti metabolici e ormonali, che non hanno niente a che fare con esse.

Ho scoperto di avere la Pcos alla fine dell’adolescenza, più di vent’anni fa. Da allora la situazione è cambiata moltissimo. Avevo due sintomi comuni, una terribile acne e il ciclo irregolare, e mi fecero un’ecografia per indagare. Restai sconcertata alla vista delle mie ovaie ricoperte di macchiette scure, definite “cisti”. Mi dissero che forse non avrei potuto avere figli e che le cisti avrebbero potuto scoppiare, rendendo necessario un intervento chirurgico urgente.