La lunga battaglia tra piattaforme digitali ed editori europei entra in una nuova fase. Questa volta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dato un segnale destinato a pesare non solo sui rapporti tra Meta e gli editori italiani, ma più in generale sul futuro dell’informazione online in Europa.

La questione ruota attorno a un tema diventato centrale negli ultimi anni: chi deve pagare per l’utilizzo delle notizie sui social network e sui motori di ricerca? E soprattutto: le Big Tech sono tenute a corrispondere un compenso agli editori in qualunque circostanza, anche laddove i contenuti a carattere giornalistico vengano condivisi dagli utenti attraverso semplici link pubblicati sui loro profili social?

Con la sentenza depositata il 12 maggio 2026 nella causa C-797/23, nata dal contenzioso tra Meta e AGCOM, la Corte di Lussemburgo ha provato a fissare un punto di equilibrio tra due interessi contrapposti: da una parte la tutela economica del lavoro editoriale, dall’altra la libertà d’impresa delle piattaforme digitali.

La guerra dell’equo compenso

Negli ultimi anni, governi europei, editori e autorità di regolazione hanno cercato di riequilibrare il rapporto con i grandi colossi del web, accusati di aver costruito enormi modelli di business pubblicitari anche grazie alla diffusione di contenuti giornalistici prodotti da altri.