Bianco non è soltanto un colore. È luce che abbaglia e silenzio che pesa. È la stanza sterile di un ospedale, il lenzuolo tirato fino al mento, il tempo sospeso delle attese. È purezza, a contrasto con la realtà materiale, cruda e cattiva della malattia. Ma è anche rinascita, possibilità, futuro. In Sangue bianco, il cortometraggio presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2026, bianco è lo spazio simbolico che fa da fondo a tre vite vere. Tre storie di persone che hanno attraversato la leucemia linfoblastica acuta, che è la leucemia infantile più diffusa.

Storie di leucemia infantile: il corto “Sangue bianco” fuori concorso a Cannes

Ragazzi diventati adulti troppo in fretta, genitori costretti a misurarsi con l’impensabile, medici che ogni giorno combattono accanto ai loro pazienti. Un racconto allo stesso tempo intimo e universale, che rende omaggio a chi ce l’ha fatta, a chi continua a lottare e a chi non c’è più.

La locandina del cortometraggio “Sangue bianco”, scritto da Morena Rossi, diretto da Lorenzo Cioglia, presentato a Cannes 2026. In greco il titolo sarebbe leukos – λευκός – bianco e haima – αἷμα, sangue.

Promosso dalla società farmaceutica Amgen con il patrocinio della Fondazione Maria Letizia Verga (che dal 1979 promuove e sostiene le attività di ricerca), il corto muove da una domanda: chi restiamo, quando il nostro sangue smette di somigliarci?