Non solo la malattia. Non il "nastrino rosa", non la paura, non il corpo segnato dalle cure. Ma quello che...Non solo la malattia. Non il "nastrino rosa", non la paura, non il corpo segnato dalle cure. Ma quello che resta, che resiste e che continua a vivere oltre tutto questo. È da qui che nasce "Aletheia", il progetto fotografico presentato a Paricentro di Fano all’interno della nona edizione di "Impronte Femminili", la rassegna dedicata ai diritti umani, ambientali e alle pari opportunità. Un laboratorio artistico e umano realizzato dalla fotografa Chiara Broccoli insieme alle donne dell’associazione Fior di Loto, operate al seno o impegnate nel percorso di cura del carcinoma mammario. Tredici donne, tredici ritratti e tredici storie che venerdì, alle 18, diventeranno una mostra aperta alla città negli spazi di Paricentro in via Montevecchio. "Aletheia" è una parola greca che significa "svelamento", "portare alla luce". Ed è proprio questo il cuore del progetto. "Molto spesso queste donne vengono identificate solo con la malattia — ha spiegato Broccoli — mentre io volevo raccontare la persona, la sua personalità, la sua storia". Le fotografie, tutte realizzate con sfondo nero e camicia bianca, si allontanano volutamente dagli stereotipi tradizionali della comunicazione sul tumore al seno. Niente rosa, niente simboli. "Volevo raccontare quello che c’è oltre — ha detto ancora la fotografa — perché non sono numeri o cartelle cliniche, ma persone". Un progetto nato quasi in punta di piedi e diventato invece qualcosa di molto più grande. "Pensavamo che forse avrebbero aderito in poche — è stato raccontato durante la conferenza — invece c’è stata una risposta fortissima". E il laboratorio continuerà: dopo Fano, a settembre la mostra approderà anche a Urbania.
Oltre la malattia. In mostra i ritratti di "Aletheia"
Non solo la malattia. Non il "nastrino rosa", non la paura, non il corpo segnato dalle cure. Ma quello che...









