PORDENONE - «Quando ci hanno detto che nostro figlio di 8 anni Lorenzo aveva una forma rara di leucemia, ci è caduto il mondo addosso. Abbiamo pensato a un errore, non era possibile. Eravamo andati in ospedale per un po’ di febbre. Da lì è iniziata un’avventura che il bambino ha affrontato come un leone, fino alla remissione della malattia. Io e la mia compagna Eva vogliamo ringraziare tutta l’équipe dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, ha salvato la vita a nostro figlio». Non trattiene l’emozione papà Marco, addestratore cinofilo pordenonese di 51 anni. Finalmente la luce in fondo al tunnel: dopo le feste pasquali, il piccolo Lorenzo, oggi 10 anni, è tornato a scuola. La battaglia contro la malattia, tra ricoveri e dimissioni, è durata quasi due anni e oggi papà e mamma possono tirare un sospiro di sollievo. «Abbiamo deciso di parlare della storia di nostro figlio per raccontare un caso di efficienza sanitaria, ringraziando con una lettera il primario di ematologia Marco Rabusin e tutto lo staff, dai sanitari agli addetti alle pulizie. Sono stati perfetti».
«Il 30 novembre 2024 - racconta papà Marco - abbiamo portato Lorenzo in ospedale a Pordenone. Aveva febbre alta da 4-5 giorni che nonostante l’antibiotico non andava giù. All’inizio i medici hanno pensato a una bronchite e hanno deciso di tenerlo una sera in osservazione. Ma alle 23.30 è arrivato il verdetto: leucemia. Abbiamo pianto tantissimo, non riuscivamo a crederci. Ci hanno chiesto se preferivamo trasferire il bambino a Padova o al Burlo ed essendo friulani abbiamo scelto Trieste. Il primo dicembre Lorenzo era già ricoverato lì, trasportato in ambulanza. Dopo due settimane di accertamenti si è scoperto che si trattava di una forma di leucemia rara, per la quale non esistevano protocolli. Solo 10 casi in Italia e 100 in Europa». Il bimbo è rimasto in ospedale fino al 26 dicembre e da quel momento sono seguiti una serie di ricoveri e dimissioni a seconda delle terapie. «Il primo ciclo di chemio non va bene. Ci iscrivono subito nella lista internazionale di trapianti di midollo osseo, dal momento che Lorenzo è figlio unico e solo i fratelli sono compatibili al 100 per cento. Intanto il secondo ciclo di chemio inizia a dare dei frutti. Ma mio figlio prima del trapianto si è dovuto sottoporre ad altri tre interventi perché non dovevano esserci infezioni in corso: appendicite, un fungo su un polmone e anche ai denti da latte cariati. È stato un leone, non ha mai perso il sorriso ed è rimasto sempre ottimista. Come noi del resto, l’umore è la prima medicina. Non ha mai chiesto “perché a me” e come mai avesse perso i capelli. La psicologa del Burlo Laura Pomicino lo ha seguito e gli ha spiegato la malattia in maniera delicata». In ospedale Lorenzo è andato anche a scuola: «Ha frequentato le lezioni con la maestra Roberta e le altre insegnanti che si sono messe in contatto con la sua primaria di Bannia. E ha superato brillantemente l’anno». Poi il 16 luglio 2025 finalmente il trapianto da un donatore inglese del 2001. «Il trapianto di midollo - spiega papà Marco - è una trasfusione di cellule staminali, che vengono somministrate in 3-4 ore. Dopo una settimana Lorenzo ha iniziato a produrre il suo midollo. E finalmente dopo pasqua è tornato a scuola e a giocare a calcio. Ora sta riniziando a fare i vaccini che il trapianto ha azzerato e a luglio ci sarà il controllo, ma finalmente sta bene».






