La casa automobilistica svedese Volvo Car, controllata dal gruppo cinese Geely, sta vivendo un paradosso che pare proprio frutto di un errore di calcolo manageriale: ha ancora a listino modelli diesel e benzina ma si è già disfatta degli impianti per produrre i vecchi motori endotermici convinta che il futuro sarebbe stato full electric. E ora deve capire come muoversi soprattutto negli Usa che con Trump sono diventati ostili alle propulsioni con la spina
L’eccessivo entusiasmo dei costruttori per l’auto elettrica sta vedendo molti marchi, occidentali e orientali (da Ford a Honda), leccarsi le ferite per i tanti soldi puntati forse con troppa leggerezza su di una tecnologia finora ignorata dal mercato. Nessuno, però, s’è spinto oltre come Volvo, casa svedese da tempo in mano ai cinesi di Geely, che ha realmente messo il proverbiale carro davanti ai buoi disfacendosi dei suoi impianti che realizzavano motori a scoppio.
FABBRICHE DI MOTORI DISMESSE O CONVERTITE
Il problema è che, come è noto, il motore a scoppio vende ancora. E questo fa sì che Volvo, per non veder crollare i propri volumi, stia mantenendo oltre le previsioni a listino le varianti dotate di vecchie propulsioni. Ma non è più allo stato attuale capace di produrre altri motori, nel caso in cui la situazione di stallo sull’auto elettrica dovesse protrarsi ancora.








