Assolto per tenuità del fatto. Nei giorni scorsi, a Torino, è terminato così il processo di primo grado al 62enne M.B., accusato di sostituzione di persona. Era finito nei guai perché, nel 2024, aveva inviato a un legale del foro torinese una mail firmandosi come “dott. avv.”, pur non essendo iscritto all’albo degli avvocati. Come lui stesso ha spiegato e dimostrato, l'imputato è invece un avvocato ecclesiastico, ovvero quella figura professionale prevista dall'ordinamento canonico che fornisce assistenza legale ai fedeli davanti ai tribunali della Chiesa cattolica. Le parole in tribunale“M.B. ha indotto il destinatario della mail in inganno, ingenerando la convinzione che fosse iscritto a un foro nazionale – ha scandito l’accusa, in aula, durante la requisitoria – La vicenda, però, non ha avuto ulteriori conseguenze. Per questo, l’imputato merita di essere assolto”.L’avvocato difensore Antonino Rossi aveva sostenuto che “il reato contestato sia del tutto insussistente. M.B. non si è sostituito a nessuno, si è sempre firmato a proprio nome e non ha avuto alcun vantaggio personale”. L’aiuto all’amico Come anticipato in questo dossier, il processo era iniziato dopo che M.B. si era fatto avanti per aiutare un amico, inizialmente assistito dal destinatario della mail al centro della causa, ma deluso dal trattamento ricevuto dal legale. Rendendo spontanee dichiarazioni davanti alla giudice, il 62enne aveva parlato anche in latino, sostenendo di conoscere undici lingue ed esaltandosi per le proprie referenze su Google (“Ci sono venti pagine che parlano di me”).