Redazione

21 maggio 2026 11:32

Bisogna rivalutare l’eventuale concessione delle attenuanti generiche, finora mai concesse a Sara Cherici. Per questo ieri, 20 maggio, la Corte di cassazione ha ordinato un nuovo processo di secondo grado per l’unica ragazza maggiorenne della baby gang del lancio della bici dai Murazzi di Torino, la sera del 20 gennaio 2023.I limiti del nuovo processoNei prossimi mesi, dunque, l’imputata tornerà davanti alla Corte d’appello di Torino, che negli scorsi mesi l’aveva condannata a 14 anni di carcere, con uno sconto di due anni di pena rispetto alla precedente sentenza di primo grado. Murazzi, immagine d'archivioLa sua condanna non è in discussione. I giudici, però, potrebbero stabilire un ulteriore sconto di pena, tenendo conto del contesto in cui è cresciuta la ragazza, come hanno chiesto i suoi avvocati difensori Nicola Gianaria e Gregorio Calabrese. Le parole dei giudici Cherici è accusata di concorso in tentato omicidio aggravato dai futili motivi perché la bici scagliata dai suoi amici ai Murazzi (lei non l’ha toccata) è piombata addosso a Mauro Glorioso, rendendolo tetraplegico. Secondo i giudici di secondo grado, durante il primo processo di secondo grado, “si è mostrata priva di reale emozione e di effettivo pentimento”. Con gli altri quattro complici, tutti condannati in via definitiva, “ha agito con le modalità del branco animato da spregio. Ci si trova di fronte a vero odio indirizzato in modo del tutto ingiustificato verso chi non aveva alcuna colpa. Ha sostenuto attivamente l’azione, appoggiandola, non attivandosi in alcun modo per scoraggiarla così come sarebbe stato suo preciso compito stante il maggiore senso di responsabilità per la maggiore età”.E poco importa se l’imputata fa i conti con “uno sviluppo della personalità difficile, disagio familiare” e altre difficoltà. “Non vi è alcun appiglio che possa giustificare una pena per il fatto commesso che vada al di sotto della cornice edittale prevista per il reato commesso con le relative aggravanti – hanno scritto i giudici della Corte d’appello – Per questo, si ritiene congruo ridimensionare la pena in 14 anni di reclusione”.Continua a leggere le notizie di TorinoToday, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp