«Tu non sei il volto di Israele». Il commento del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar è netto. Segno che questa volta, Itamar Ben-Gvir rischia di diventare un problema per tutto il governo, anche per il premier Benjamin Netanyahu. Nei confronti del ministro della Sicurezza interna, Sa’ar ha usato toni duri, denunciando «il danno causato deliberatamente a Israele con questo spettacolo vergognoso».

LE ACCUSE «Non è la prima volta» ha proseguito il capo della diplomazia di Israele, che ha accusato il collega di estrema destra di avere «gettato alle ortiche sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da molti». E lo stesso Netanyahu, pur sottolineando come Israele abbia il diritto di «impedire che flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas entrino nelle nostre acque territoriali e raggiungano Gaza», ha dichiarato che quanto fatto da Ben-Gvir «non è in linea con i valori e le norme» dello Stato ebraico.Dichiarazioni fatte proprie anche delle comunità ebraiche in Italia. «Credo che le immagini di oggi siano uno spettacolo indegno che offende i valori di Israele» ha tuonato sul social X Ruth Dureghello, presidente della Comunità di Roma. E toni simili sono stati usati dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con la presidente Livia Ottolenghi, che ha descritto il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla come «inaccettabile e grave» e ha condannato le azioni di Ben-Gvir che «danneggiano Israele».L’OPPOSIZIONE Per “Bibi” e il suo esecutivo non è questo il principale problema di politica estera né interna. Tuttavia, la mossa del ministro della Sicurezza nazionale rappresenta un nuovo problema in una fase che appare quantomeno delicata. La maggioranza in questi anni ha retto a fatica. Le elezioni si avvicinano. Attualmente sono programmate per il 27 ottobre, ma ieri la Knesset ha approvato un disegno di legge per sciogliere il parlamento.Si tratta di un voto preliminare, poiché la legge dovrà essere discussa ulteriormente in altre sedi. Ma è l’inizio di un iter che, se concluso, potrebbe portare a un’anticipazione, anche se non particolarmente ampia, del voto. E l’opposizione, per quanto divisa, incalza, con gli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid che accusano Netanyahu di rimanere al potere grazie ai partiti ultraortodossi e all’estrema destra nazionalista e religiosa.La leadership del premier appare più opaca. E oltre ai processi giudiziari in corso, Bibi si avvicina alle elezioni con una serie di conflitti aperti in Libano, a Gaza e in Cisgiordania e con un Iran che, dopo 40 giorni di bombardamenti, non sembra intenzionato a scendere a compromessi. Ieri ha anche visitato le truppe al confine con la Giordania. E da Washington sono arrivate dichiarazioni non proprio positive di Donald Trump, che ha detto di essere «sulla stessa linea» del premier israeliano, ma ha anche affermato che Netanyahu «farà tutto quello che voglio che faccia».Secondo Axios, l’ultima telefonata tra i due leader è stata particolarmente difficile, con un Bibi “furioso” per la nuova bozza di accordo su cui hanno lavorato i mediatori arabi e il Pakistan. Un memorandum per porre fine alla guerra e dare il via a 30 giorni di trattative. «Siamo nelle fasi finali dei negoziati con l'Iran. Vedremo cosa accadrà» ha detto ieri Trump, ribadendo che o si raggiungerà l’intesa oppure «dovremo intraprendere azioni un po' spiacevoli». E secondo alcune fonti, Netanyahu sarebbe intenzionato a recarsi il prima possibile negli Stati Uniti.