La nuova campagna di Italia viva diventa un caso politico. Non tanto (e non solo) per i contenuti ma perché, tra i “fallimenti” del governo Meloni, il team di Matteo Renzi ha scelto di menzionare anche il ritardo dei treni. E così sul ledwall principale di Roma Termini è comparso un manifesto con scritto “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo” - parte della più grande campagna per il 2x1000 “Qvando c’era lei”, scritta rigorosamente con un font che richiama quello del Ventennio -, diventato subito virale. La potenza comunicativa sta anche nel fatto che quel manifesto era affisso accanto a quello in cui vengono riportati gli orari (e i ritardi) dei treni, in partenza e in arrivo.Giorgia Meloni, secondo quanto ricostruisce La Stampa, sarebbe furiosa e avrebbe chiesto spiegazioni al ministero dei Trasporti - il “vero” responsabile, questo il ragionamento, dei ritardi dei treni - che a sua volta avrebbe contattato il Gruppo Fs. Perché gli spazi pubblicitari sono messi a rendita da una società che dipende a sua volta da Rfi, che gestisce le stazioni, parte del più ampio gruppo Ferrovie. E infatti ieri - 20 maggio - i vertici sarebbero stati contattati direttamente da Matteo Salvini.Naturalmente, nella nuova campagna di Renzi, non c’è solo la pubblicità sui treni. Altri esempi: “Quando c’era lei si pagavano più tasse”, “Quando c’era lei i giovani scappavano dall’Italia”, “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”, “Quando c’era lei la spesa si pagava di più”. Ma è quella sui ritardi dei treni - uno su cinque, secondo l’ultima inchiesta di Altroconsumo - ad aver colpito nel segno e ad aver aperto un fronte di tensioni.